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venerdì 23 febbraio 2018

Longevità. In Sicilia si vive meno che nel resto dell'Italia


A Contessa il numero dei “centenari” è arrivato a tre unità su una popolazione anagrafica che più o meno si attesta sulle millecinquecento anime. E’ un buon indice che ci dice che ancora qui possiamo fidarci delle condizioni ambientali, della genuinità di ciò che mangiamo ed in generale del contesto umano che pesa molto più di altri fattori.

Eppure il contesto siciliano, che noi giudichiamo con occhio prettamente locale, non è di quelli che si caratterizzino in termini di virtù, di benessere e di apparati socio-sanitari. 

L’Osservatorio Nazionale sulla Salute nelle regioni italiane stima in 81,1 anni  la speranza di vita di ogni bimbo che nasce nell’isola (1,6 anni in meno rispetto alla media nazionale).

Cerchiamo di capire.

La diseguaglianza in materia di salute (e quindi poi di speranza di vita) fra noi siciliani ed il resto del Paese è per intero attribuibile al Servizio Sanitario Nazionale, ossia alla sua organizzazione ed alla sua inefficienza e inoltre al contesto di vita (il livello di deprivazione, il grado di urbanizzazione, il capitale sociale ed umano delle aree di residenza).  Ci sono, ovviamente, i fattori individuali, di natura biologici, di ciascuno (l’età, il patrimonio genetico, il genere) e quelli socio-economici legati al titolo di studio, alla condizione professionale e al livello di reddito.

Estrapolati però i fattori sul contesto di vita, l’Osservatorio Nazionale sulla Salute nelle regioni italiane denuncia le gravi diseguaglianze di stato di salute fra i cittadini delle regioni italiane, con l’inevitabile demerito, dato per scontato, per le regioni meridionali.

E' chiaro che:
Alla diseguaglianza di stato di salute dei meridionali corrisponde quella per l’accesso ai servizi sanitari pubblici e l’inevitabile rinuncia dei cittadini alle cure o prestazioni sanitarie a causa dell’impossibilità di sostenere i costi o, peggio, della lunghezza dei tempi di attesa (dai 2 ai 3 mesi).

Nel 2017 pare siano stati 1,3 milioni i siciliani che hanno rinunciato a curarsi a causa della lunghezza dei tempi di attesa (il 26% dei siciliani).    

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