StatCounter

venerdì 17 novembre 2017

La corruzione come fatto culturale. Vivere secondo modelli di dipendenza.

Se si tratta di “servizi pubblici” (assistenza, sanità, uffici pubblici, istruzione) dovrebbero -in linea generale- essere gratuiti. 
In Sicilia non è detto che debbano esserlo, però.
La pratica di richiedere il pagamento (il pizzo) per servizi che la Gazzetta Ufficiale definisce gratuiti, in Sicilia, investirebbe secondo alcune ricerche (Istat) quasi l’8% delle famiglie. 
Il pizzo in genere viene pagato a pubblici ufficiali, medici, impiegati etc. e non è detto che venga esternato in richieste esplicite di denaro. Spesso il servizio –che avrebbe dovuto essere gratuito- viene ricambiato spontaneamente con “regali”, favori, lavori gratuiti. La nostra legislazione non intravede in questi “ricambi” gli elementi costitutivi della c-o-r-r-u-z-i-o-n-e;  però lì vicini siamo se l’utente sente dentro di se quasi il dovere di … doversi sdebitare. 
Questa è e resta in ogni caso una pratica corruttiva.

La Regione dove queste pratiche di … sottile corruzioni sono più in auge è il Lazio: lì vivono gli uomini più corrotti che influenzano la vita dell’intero Paese. 
In Sicilia le famiglie coinvolte sono in linea con quell’8% che è il dato di media nazionale.
I corrotti che chiedono o fanno intendere di voler essere pagati generalmente operano nei settori “lavoro”, “sanità”, “pubblica amministrazione”. 
A volte gli utenti sono tanto abituati a pagare che versano senza ricevere alcun impulso esterno: “si sa che tutto funziona … così”.   

La corruzione ha raggiunto ormai il livello massimo: è –praticamente- divenuto un “dato culturale” del nostro Paese. 

Nessun commento:

Posta un commento