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mercoledì 9 agosto 2017

Pietro Gullo. Leggere nel mistero della vita per gioire, sempre (III)

La corporalità, la fisicità, la realtà 
se amate lasciano intravedere Dio.


"C'è in noi il seme di Dio.
Ora, il seme di un pero diventa pero,
il seme di un nocciolo diventa nocciolo,
il seme di Dio diventa Dio".

Meister Eckhart


Il libro di Pietro Gullo "Dovunque Alberi" Edizione della Comunità " Trinità della Pace, mi era sembrato sulle prime un po difficile, difficile nella lettura. Sbagliavo, parla di vita, di senso. Pare di leggere l'evangelista Giovanni, quello che nel rito bizantino è "il Teologo" unico, per antonomasia "...Noi sappiamo che siamo passati dalla morte alla vita, perchè amiamo i fratelli. Chi non ama rimane nella morte (...). In questo abbiamo conosciuto l'amore, nel fatto che egli ha dato la sua vita per noi, quindi anche noi dobbiamo dare la vita per i fratelli. (...). Chi non ama non ha conosciuto Dio, perché Dio è amore".



P. Pietro sul solco di san Giovanni sostiene che è la Verità che genera Vita, chi ama è vivo. Scrive a pag. 27  "Di alcune persone a prima vista sante, intelligenti e capaci, ne sono rimasto per un tempo affascinato. Passato lo stupore, ho cercato di capirne il fascino dalla prospettiva, dalla terra: santo o santità, ha mai piantato un albero, carezzato un animale, preparato un caffè ?
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Se non hai mai carezzato un animale, non saprai con quale compassione intenerirti; anzi, tratterai la persona da animale, non conoscendone la differenza. Se non hai mai piantato un seme e non l'hai curato per vederlo crescere, non comprenderai il mistero, il dramma e la gioia della coscienza. Santo o santità, ma non uomo e donna in umanità.
Così, quelle persone che consideravo sante mi si presentano come contenitori di paure, concentrate nella 'santità', ma non nella Verità , e gli intelligenti e capaci saranno forse tali verso un computer, atrofizzati nella realtà senza corpo e relazioni, senza parole e condivisioni.  La tecnica e il progresso non hanno cambiato il mondo. Senza presenza corporale, non c'è profumo di Verità. Solamente la cultura della corporalità in relazione con lo spirito, cancella la disastrosa dualità".



A pag. 30 viene data la spiegazione di cosa sia una vita compiuta: " Vivere in relazione, vivere la relazione, dare se stessi. Senza la verità della realtà, corporalità che dà possibilità allo Spirito di agire, nulla può accadere.
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C'è qualcosa di terribile e di molto potente quando avviene una Nuova Creazione. L'armonia, la grazia, la bellezza, non sono impulsi anarchici ed evoluzioni  " naturali" , necessari, temporali. Necessitano di disciplina  (amore che è dare di se stessi, svuotamento); non a caso, disciplina e "discepolo", portano la stessa radice dalla quale sgorga e s'intesse fascino e attrazione verso l'altro, relazioni che si creano, nuovo inizio, frutto: responsabilità.


L'altare della Cappella di
 b.go Pizzillo

Cosa puo' fare l'uomo che scopre e aderisce alla Verita, che e' investito dalla Nuova Creazione (=conversione) ?
Deve agire di conseguenza, perseguire la Verità; ha individuato il fine, gli tocca gioire.



Scrive p. Gullo: "E' per questo che nella Verità della visibilità dello Spirito, ho sempre desiderato per altare un un albero, il corpo maestoso d'un albero, la radice feconda di un albero.  In qualunque chiesa sia stato, dalla giovane Parrocchia di Sarandi Grande in Uruguay, nella visibilità da tutti contemplabile, l'albero-altare ha esteso la sua Verità : non era di alberi la croce di Cristo? ... Quell'amore indifeso, scartato, inappetente ....
Se tu dici di credergli, discepolo attratto e sedotto, anche tu devi trasformarti in albero, quantomeno ramo, tralcio attaccato al tronco, secondo la sua stessa parola ( Giovanni 15), altrimenti nessuna parola e ' creativa  e lo Spirito che preghi non e' Verita' che genera Vita".



L'aspetto centrale del cristianesimo non e' infatti l'insegnamento morale a cui ci hanno abituato tanti atei-credenti o credenti-atei ma l'annuncio della sua morte e resurrezione, l'amore verso l'altro che diventa motore di vita che fa uscire dalla morte.



Il capitolo su cui abbiamo riflettuto, aperto con gli intelligenti ed i capaci, che pero' non sanno "amare" ne'  dedicarsi al vicino, si chiude con una frase di Giuliana di Norwich: "Noi siamo da Dio. Questo è ciò che siamo. Non vedevo differenza tra Dio e la nostra sostanza, ma mi sembrava che tutto fosse Dio".