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giovedì 18 maggio 2017

L'Italia bloccata. L'inerzia politica sta condannando più generazioni di giovani alla disoccupazione permanente

Dal Rapporto Istat 2017

In Italia ci sono un milione e seicentomila famiglie povere, ma l’indigenza individuale tocca il 7,6% della popolazione. 

Se poi si aggiungono i rischi di esclusione sociale, si arriva a lambire ormai il 30% della popolazione (28,7%). 
Sono queste le tipologie sociali prevalenti della nostra società a preoccupare. Non solo perché il nodo dolente restano i giovani, che rimangono a lungo a casa dei genitori, che fanno fatica ad entrare nel mercato del lavoro ed a restarci, e che vedono come un miraggio il lavoro che solamente può diventare anche un percorso di promozione personale. 
La frantumazione sociale che riguarda italiani e stranieri avanza inesorabile e fa pensare ad un’Italia futura con delle élite privilegiate e una massa di persone costrette a dividersi lavoro poco qualificato e un reddito modesto nel quale ancora una volta la presenza di un pensionato può fare la differenza.

Speranze in un futuro migliore ?
Se pensiamo che  saremo ancora per lunghi, lunghissimi anni, alle prese con il debito pubblico fra i maggiori -in assoluto, sul pianeta-,  e che  fra non molto finirà anche l’ombrello protettivo steso dalla Bce, circostanza quest'ultima che inevitabilmente imporrà una cura maggiore dei nostri conti pubblici, e se pensiamo che la classe dirigente non riesce (non vuole) fare quella riforma fiscale che potrebbe riequilibrare in parte le diseguaglianze dei redditi, ci rendiamo conto di quali ritardi soffriamo e quanto sarebbe necessaria invece una svolta profonda con il coinvolgimento di tutte le forze in campo, quelle sociali in primi luogo.
Servirebbe una… svegliata collettiva.