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venerdì 21 agosto 2015

Uomini, fatti, eventi. Come li ricordiamo oggi

21 Agosto
Eravamo nel 1968 quando i carri armati dell'Unione Sovietica  invasero la Cecoslovacchia
Nella notte fra il 20 e il 21 agosto una forza stimata fra i 200.000 e i 600.000 soldati e fra 5.000 e 7.000 veicoli corazzati invade il paese. Si pone fine con l’invasione sovietica al tentativo di riformare il regime comunista, e alle trasformazioni culturali della cosiddetta “Primavera di Praga“.
Dalla metà degli anni sessanta in tutto il paese si erano percepiti segni di crescente malcontento verso il regime. Le istanze dei riformisti, il cui leader era Alexander Dubček, avevano trovato voce in alcuni elementi all’interno dello stessoPartito Comunista Cecoslovacco
Le riforme politiche di Dubček, che egli stesso chiamò felicemente “Socialismo dal volto umano“, in realtà non si proponevano di rovesciare completamente il vecchio regime e allontanarsi dall’Unione Sovietica: il progetto era di mantenere il sistema economico collettivista, affiancandovi una maggiore libertà politica, con la possibilità di creare nuovi e autonomi partiti, di rendere libera la stampa e l’espressione. 
Tutte queste riforme furono sostenute dalla grande maggioranza del paese, compresi gli operai. Si trattava di tentare una sperimentazione di nuovi rapporti stato-società, restando nel campo socialista.
Ciò nonostante queste riforme furono viste dalla dirigenza sovietica come una grave minaccia all’egemonia dell’URSS sui paesi del blocco orientale e, persino, come una minaccia alla sicurezza stessa dell’Unione Sovietica. L’occupazione portò al potere Husak, una vittima delle repressioni staliniste, ma disponibile a seguire le istruzioni sovietiche, secondo la dottrina imposta ai paesi del blocco di Varsavia della cosidetta” sovranità limitata”, formula coniata per l’occasione.
L’invasione coincise col congresso del Partito Comunista Cecoslovacco, che avrebbe dovuto sancire definitivamente le riforme e sconfiggere l’ala stalinista. I comunisti cecoslovacchi, guidati da Alexander Dubček, furono costretti dal precipitare degli eventi a riunirsi clandestinamente in una fabbrica, ed effettivamente approvarono tutto il programma riformatore, ma l’invasione vanificò tutto, e successivamente questo congresso venne sconfessato e formalmente cancellato dalla nuova dirigenza imposta da Mosca.

A differenza di quanto avvenuto in Ungheria nel ’56, non vi furono condanne a morte, ma vennero attuate epurazioni tra tutti coloro che avevano aderito al nuovo corso del ’68, a partire da Dubček. Ma dopo l’occupazione si verificò un’ondata di emigrazione, stimata in 70.000 persone nell’immediato, e di 300.000 in totale, che interessò soprattutto cittadini di elevata qualifica professionale. Gli emigranti riuscirono in gran parte ad integrarsi nei paesi occidentali in cui si rifugiarono.
La fine della “Primavera di Praga” aggravò la delusione di molti militanti di sinistra occidentali: in particolare tra grandi masse di giovani vi furono grandi manifestazioni di protesta e distacco politico e ideale sempre più netto nei confronti delle teorie leniniste, dell’URSS, ed anche dei partiti comunisti occidentali, che pure avevano condannato l’invasione. I fatti di Praga, cui seguì negli anni ottanta la nascita del movimento sindacale polacco di Lec Walesa, furono tra i motivi dell’affermazione delle idee eurocomuniste in seno ai partiti comunisti occidentali.

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