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venerdì 6 settembre 2013

Finanza degli enti locali. Quando un comune entra in affanno

Quando un Comune è vicino al precipizio, ovvero manifesta tutti i sintomi che preannunciano che esso sta per avviarsi al dissesto (con tutte le conseguenze negative per l’Ente ed i cittadini-contribuenti), si trova pertanto nei termini descritti in un post dei giorni scorsi, esiste -in verità- ancora una possibilità perché non precipiti.
Manifestare quei sintomi  ovviamente è indice che a monte, negli anni e mesi precedenti si è incorsi in errori amministrativi, cattive gestioni protrattesi magari decenni e in pesanti negligenze.
Proprio col fine di evitare il dissesto, il governo di Mario Monti ha immaginato una procedura di riequilibrio finanziario pluriennale che consente intanto di evitare il commissariamento dell'Ente.
La Giunta municipale deve esporre la situazione al Ministero degli Interni ed intanto deve elaborare un piano di risanamento che preveda tassativamente l'innalzamento al massimo della pressione fiscale.
E’ la situazione in cui si stanno trovando attualmente, in Sicilia, Messina, Catania, Taormina ed altri comuni.
Come mai i Comuni vanno precipitando in queste situazioni di disgusto agli occhi dei cittadini ? La ragione?
Al di là della malagestione va detto che si è interrotto da qualche anno il percorso di responsabilizzazione degli enti locali che avrebbe dovuto portare al federalismo. In pratica non si sono creati i meccanismi di perequazione nella capacità fiscale fra realtà prospere e realtà deboli. Dal centro lo Stato ha tagliato i fondi alla periferia (i Comuni) ma senza attribuire la completa autonomia ai sindaci. Nel frattempo, la gestione dei debiti è diventata sempre più problematica.
La procedura di pre-dissesto consente di attingere ad un fondo rotativo che aiuta a uscire dalle difficoltà, ma in cambio il Comune deve accettare politiche di austerity draconiane, una specie di mix tra aumento delle tasse locali e riduzione delle spese.
Nel 2012  l'attivazione di questo meccanismo ha garantito ai sindaci l'accesso a finanziamenti nazionali pari a 300 euro per abitante. Nel 2013 questi fondi sono stati più che dimezzati (circa 120-130 euro ad abitante). In valore assoluto, siamo passati dai 528 milioni per i centri in difficoltà finanziarie stanziati nel 2012 ai 378 del 2013.
Di solito, è una lettera della Corte dei Conti a segnalare scostamenti importanti nei bilanci municipali, che si verificano quando c'è «una persistente difficoltà nel riscuotere le entrate, il cronico ricorso alle anticipazioni di tesoreria e la mancanza di fedele rappresentazione contabile dei rapporti con le società partecipate.
Gli effetti sulla vita delle comunità cittadina si colgono immediatamente: Manca la liquidità, si tagliano i servizi sociali strategici, si vivono anni di stress finanziario spaventosi.

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