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giovedì 20 dicembre 2012

L'Albania, come l'Italia, e' stata per secoli sotto domini stranieri

100 Vjet Paravësi
Pochi giorni fa' (28 Novembre) e' stato celebrato il primo centennaio dell'Indipendenza dell'Albania dall'Impero turco.
E' apparso evidente nel  corso della ricorrenza agli osservatori esterni che il paese e' proiettato a voler dimostrare la sua appartenenza a pieno titolo all'Europa, al di la' delle statistiche che parlano di popolazione a maggioranza islamica o di paese a forte corruzione della pubblica amministrazione.
Cinquecento anni di dominio turco e' evidente che abbiano lasciato il segno.
Il ventennio di liberta', dopo il crollo del comunismo, ha comunque consentito agli albanesi di reimmergersi nei valori e nei costumi che caratterizzano l'Europa Unita.
L'Unione europea oggi  non chiude tutte le porte all'ingresso di nuovi Paesi dall'area balcanica, nonostante la crisi e le grandi sfide per il futuro, ma chiede loro qualcosa di più.
Bruxelles oggi guarda con occhio benevole verso l''Albania, che ha le carte in regola per diventare il prossimo Paese candidato all'adesione, a patto che porti a termine alcune riforme.
«L'allargamento - secondo il commissario Ue responsabile del dossier "Albania, Stefan Fule - risponde alla legittima aspirazione della popolazione del nostro continente di riunirsi in un progetto democratico comune».
CREDIBILITÀ IN GIOCO. In gioco, secondo Fule, c'é la credibilità stessa dell'Ue. A fare il punto della situazione dell'area balcanica occidentale è l'ultimo rapporto della Commissione Ue sull'allargamento, la pagella annuale sui Paesi candidati e potenziali candidati all'adesione.
ALBANIA.  E' stata promossa, anche se non a pieni voti, da Bruxelles, che raccomanda al Consiglio Ue di concedere lo status di Paese candidato all'adesione una volta fatti i necessari progressi nel campo
-della giustizia,
-della pubblica amministrazione
-e delle regole parlamentari.
Per l'apertura dei negoziati servirà lavorare sulle priorità già individuate e il test cruciale saranno le elezioni parlamentari del 2013.
SERBIA. Dopo la conquista dello status di Paese candidato nel marzo scorso, Belgrado ha  ora incassare invece una bocciatura con il 'no' all'avvio dei negoziati di adesione. Il suo destino è legato infatti a quello di Pristina e Belgrado non andrà avanti nell'integrazione europea fino a quando non avrà fatto progressi significativi nelle relazioni con il Kosovo.
KOSOVO. Promosso, visto che una volta soddisfatte alcune priorità a breve termine non ci sono ostacoli legali ad un accordo di associazione e stabilizzazione (Asa) con l'Ue, l'anticamera del processo di adesione.
Qualche problema rimane: Spagna, Grecia, Romania, Cipro e Slovacchia ancora non riconoscono l'ex provincia serba come stato autonomo, e l'integrazione europea è legata alla normalizzazione delle relazioni con la Serbia.
 
Non è che tutto, proprio tutto, vada nella direzione dell'integrazione europea.
Nei giorni delle celebrazioni del primo centennario dell'indipendenza il premier di centro-destra, Sali Berisha, si è lasciato prendere la mano con dichiarazioni nazionalistiche che a Bruxelles hanno fatto riporre in cassaforte il fascicolo "Albania".
Berisha ha dichiarato che gli albanesi, l'etnia albanese, oggi vive in Terre albanesi, in gran parte fuori dai confini dello stato (Macedonia, Montenegro, Kossovo, Grecia, etc.), motivo per cui una iniziativa legislativa estenderà la cittadinanza albanese a tutti gli albanesi ovunque essi si trovino, nelle terre comunque albanesi “da Prevez [in Grecia] a Presevo [in Serbia], da Skopje [in Macedonia] a Podgorica [in Montenegro]“. .
Il giorno dopo questa dichiarazione i governi coinvolti dalle parole di Berisha hanno cancellato le visite di cortesia dei loro ministri degli esteri a Tirana, per le celebrazioni del centenario dell'Indipendenza.

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