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martedì 12 luglio 2011

Clientelismo partitocratico siciliano e rilancio dello sviluppo (e della dignità dell'uomo) non sono compatibili

Nel 2010 i flussi turistici in Italia, disarticolati per regione, ci dicono:

1) Sono stati 1.518.000 gli stranieri che – per motivi di lavoro o vacanza - hanno visitato la Sicilia
2) Sono stati invece oltre 18 milioni coloro che hanno raggiunto la Lombardia.
3) Sono stati quasi un milione gli stranieri che hanno raggiunto la Valle D’Aosta, regione con un territorio 8 volte più piccolo di quello siciliano.
4) La Liguria si è arricchita nel 2010 della presenza di 6.715.000 turisti stranieri,
5) La Toscana di 7.000.000 e l’Emilia Romagna di 3.774.000.
6) Nelle Marche sono giunti 1.124.000 stranieri, poco meno di quelli arrivati in Sicilia (ma anche in questo caso in un territorio tre volte più piccolo del nostro).
I visitatori stranieri hanno speso in Sicilia 810 milioni di euro nel 2010. In Toscana la spesa dei turisti stranieri è stata di 3,3 miliardi di euro ed in Liguria di 1,22 miliardi di euro. In Trentino l’introito dai turisti stranieri è stato di 1,25 miliardi ed in Veneto di oltre 4 miliardi.
Il governatore Raffaele Lombardo, la cui caratteristica è di spendere gran parte delle risorse del Bilancio Regionale in stipendi, consulenze ed incarichi, non ha capito che valorizzando al massimo le risorse turistiche della Sicilia, e quindi attraendo visitatori, nascerebbero tutta una serie di opportunità di lavoro nel settore ricettivo, della ristorazione, dell’artigianato, della cultura che potrebbero ridurre in parte i 236.000 disoccupati siciliani.
Capiamo benissimo, tuttavia, che una seria politica turistica non consente di praticare “alla grande” il clientelismo.

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