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lunedì 21 dicembre 2009

Antiche tradizioni - pratiche - usi - specificità locali, rilevabili ai giorni nostri (4)

Periodo natalizio
Il periodo natalizio è stato sempre particolarmente coinvolgente, dal punto di vista sociale, in Sicilia. In questo periodo convergono, in effetti, sentimenti ed aspetti prettamente familiari, religiosi e folkloristici.
Scandagliare nella memoria del lontano passato è un buon esercizio che fa subito ricordare come sul finire degli anni '50 e comunque prima della grande emigrazione in Germania e Svizzera, quando la società contadina conservava ancora intatti i suoi caratteri espressivi, gli aspetti familiari, religiosi e folkloristici fossero strettamente connessi e soprattutto chiaramente leggibili in questo periodo dell'anno.

Alle 5,15 del mattino, la chiesa ‘greca’ si riempiva di artigiani, contadini e casalinghe per partecipare alle ‘novene’; alla conclusione veniva estratta a sorte, fra i presenti, una statuetta che generalmente raffigurava una madonna o un presepe in miniatura.

Finita la novena iniziava la giornata lavorativa con la mungitura delle vacche, capre, pecore e/o ci si avviava, a dorso di mulo, in campagna. Le casalinghe accendevano a casa il fuoco nelle antiche e tipiche cucine a legna per scaldare gli ambienti e per iniziare a bollire verdure e legumi utili per bandire la tavola nel corso della giornata. Gli artigiani si soffermavano ancora per un poco nei bar prima di aprire i portoni delle loro officine.

Nelle case dove esisteva un forno a legna si adunavano parenti e vicini di casa per iniziare il grande rito della preparazione dei “pupi cu ficu”. Generalmente i forni si trovavano nelle case dei nonni, dove naturalmente si adunavano figli e figlie già sposati assieme a tanti figli, nipoti e cugini.
Impastare, infornare e seguire il ciclo dei “pupi cu ficu” era una questione che coinvolgeva decine e decine di familiari.

Nell’occasione natalizia non si preparavano solamente i “pupi cu ficu” ma anche “pignulati”, paste, mastazzola, sfingioni (vastedda) ed altro ancora.

Le serate, nel contesto di un vastissimo parentado, si concludevano col gioco della “tombola”.

Non era infrequente che molti uomini trascorressero le serate (fino al mattino) nei circoli del paese ove dominava il gioco a carte del “bacarà”, spesso causa di drammi familiari a cagione delle consistenti perdite di soldi che frequentemente si abbattevano su talune figure paesane particolarmente dedite a questo tipo di gioco.

Era possibile nel periodo natalizio, allora come oggi, assistere a recite, a sfondo religioso, nel salone adiacente la chiesa.
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Pupi cu ficu
Solamente a Contessa Entellina si usa la dizione “pupi cu ficu”; altrove (in ogni angolo di Sicilia) questo dolce (in formato più consistente e con maggiore quantità di ripieno) è chiamato ‘bucellato’.
Perché la diversa denominazione ? Verosimilmente dalla forma differenziata e variamente disegnata che ad ogni ‘pupo’ viene data: cavalluccio, uccellino, etc..
Col piccolo coltellino che viene tenuto fra le mani, e che non per nulla si chiama temperino, chiunque partecipi alla lavorazione nel dare forma al ‘pupo cu li ficu’ può infatti sbizzarrirsi a creare opere d’arte dalle più svariate forme.


Ogni famiglia, nel passato aveva, ed ha ancora oggi, ricette personalizzate per la preparazione dei “pupi”, il cui ripieno ovviamente è all'insegna dei fichi secchi. Gli elementi di base comunque e generalmente sono:

-la farina OO,
-lo zucchero,
-il lievito per dolci,
-un poco di latte,
-un poco di vino bianco,
-un poco di miele,
-la cannulla grattugiata,
-il pepe di mulinello,
-i fichi secchi tritati,
-l’una passa, ammollata e strizzata,
-i gherigli di noce,
-le mandorle pelate,
-la scorza di arancia grattugiata,
-un poco di cioccolato fondente tritato.


U pupu cu ficu accompagnava gli appetiti delle famiglie contessiote fino a carnevale; ne venivano preparate infatti grandi quantità che, conservate in grandi pentole, si conservavano nel tempo piuttosto ‘morbide’.


Oggi poche sono le famiglie che preparano in casa i pupi cu ficu; è possibile -tuttavia- comprarne a piacimento in ciascuno dei due forni pubblici del paese.
Il Contessioto

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