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domenica 10 dicembre 2017

Sondaggio elettorale. Ancora c'è tempo fino a marzo


Come si potrebbe essere felici? Ma con un po’ di Follia, ovviamente, perché «la vita è più bella quando non si ragiona»




 L'ELOGIO DELLA FOLLIA
E' un capolavoro di spirito e di saggia ironia. Il mondo vi è raffigurato come il teatro dell'universale follia, la follia come l'elemento indispensabile che rende possibile vita e vivere sociale. La forma è di declamatio.
E' il prodotto di un felice momento di impulso creativo; comunque irreprensibile quanto ad impostazione e quanto a forma.
C'è ricchezza di fantasia, unita a tanta sobrietà  di linea e di colore, caratteristiche essenziali del Rinascimento.
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Senza di me -dice la pazzia- il mondo non potrebbe esistere nemmeno per un momento. "Tutto quanto si fa dagli uomini è pieno di pazzia: sono pazzi che agiscono con pazzi". "Nessuna società, nessuna unione potrebbe  esistere nella vita, che fosse grata e durevole, senza il mio intervento: cosicché né il popolo  potrebbe a lungo sopportare il suo principe, né il padrone il suo servo, né la signora la sua domestica, né il maestro lo scolaro, né l'amico l'amico, né il marito la moglie, né l'ospite il forestiero, né il locatore il conduttore, ecc. , se a vicenda non si ingannassero, non s'adulassero, non fossero prudentemente conniventi, e il tutto non condissero con qualche granellino di pazzia". In questo passo è compendiato il concetto della Laus. La pazzia qui è saggezza di vita, rassegnazione e mitezza di giudizio.  

Chi vuol togliere la maschera agli attori che rappresentano la commedia della vita, viene cacciato dal teatro. Che altro è la vita dei mortali se non una specie di commedia, dove ognuno entra  con una maschera differente per fare la sua parte, finché il regista non lo fa uscire di scena ? Sbaglia colui che non si adatta alle circostanze, e pretende che la finzione non sia più finzione. Il vero saggio è quegli che chiude volontariamente  gli occhi di fronte alla follia degli uomini o folleggia bonariamente con loro.
  E il movente necessario delle azioni umane è Philautia (l'amor proprio), sorella della Pazzia. Chi non piace a se stesso non conclude nulla. Tolta quest'anima della vita, la parola gela in bocca all'oratore, il poeta è deriso, il pittore fallisce nella sua arte.
  La pazzia, quando assume la forma dell'orgoglio, della vanità o della sete di gloria, è la molla di tutto ciò che nel mondo è stimato grande e nobile. Lo Stato con le sue alte cariche, l'amor di patria e l'orgoglio nazionale, lo splendore delle cerimonie, la vanità di casta e l'alterigia della nobiltà, che altro sono se non pazzia ? Fonte di tutte le azioni eroiche è la guerra, la più grande delle pazzie. Che cosa mosse i Deci e Curzio al sacrificio di se stessi ? Vanagloria. Ed è la pazzia quella che crea gli Stati, quella a cui debbono la loro esistenza gli imperi mondiali, la religione ed i tribunali.   
  Qui c'è più audacia e più freddezza che in Machiavelli, più spregiudicatezza che in Montaigne. Ma Erasmo non vuole esserne sospettato: è la Pazzia che lo dice! Ci fa sempre girare a bella posta nel circolo vizioso espresso dal motto "un cretese ha detto che tutti i cretesi sono bugiardi".

  La saggezza sta alla follia come la ragione sta al sentimento. Nel mondo gli affetti contano molto di più che la ragione. Ciò che tiene su il mondo è la follia, fonte della vita. Che altro infatti è l'amore? Perché ci si sposa, se non per una follia che non consce ostacoli ? Tutte le gioie e e tutti i piaceri non sono che spezie ammanniteci dalla pazzia. Quando il savio vuole diventare padre deve prima chiedere aiuto alla pazzia. Che c'è infatti di più pazzo che il gioco della procreazione ? 
   Qui per pazzia si intende, senza parere, tutto ciò che è impulso o spirito vitale. Pazzia è l'energia spontanea, di cui nessuno può fare a meno. Chi è compiutamente saggio e serio non può vivere. Quanto più uno si allontana da me, Pazzia, tanto meno vive. Perché mai baciamo ed accarezziamo tanto i bambini piccoli, se non perché essi sono così deliziosamente pazzi. E che altro fa così piacevole la gioventù ?

  Vedete ora colui che è veramente saggio e serio. Tutto gli riesce male, il pranzo, la casa, la danza, il gioco, la conversazione. Se deve comperare qualche cosa  o concludere un affare, sbaglia certamente. Quintiliano dice che il panico del palcoscenico denota l'oratore intelligente, che conosce i suoi difetti. Va bene, ma non riconosce apertamente Quintiliano che la saggezza impedisce di far bene le cose ? E non ha ragione Stultitia nel rivendicare a sé Prudentia, quando si vede che il saggio per vergogna o per timidezza non combina nulla, mentre il pazzo agisce arditamente ?

La follia è allegria e freschezza, ed è indispensabile per essere felici. L'uomo dotato di sola ragione e privo di impulsi è un essere di pietra, torpido e senza alcun sentimento umano, uno spettro ed un mostro, che tutti sfuggono. E' sordo a tutte le voci dei sensi, incapace di amore e di pietà. Nulla gli sfugge, non sbaglia mai, vede tutto, pesa tutto con precisione, non perdona nulla, egli solo è contento di se stesso, egli solo è sano, è re, è libero.  
Quella che Erasmo descrive qui è l'odiosa figura del dottrinario. Quale Stato, esclama, desidererebbe essere governato da un simile perfetto saggio.

  Chi, col suo saggio acume, volesse investigare a fondo le calamità della vita, si toglierebbe tosto la vita. Solo la follia ci soccorre: errare, dimenticarsi, essere ignoranti, è essere uomini. Quanto è meglio nel matrimonio essere ciechi d fronte ai falli della consorte, piuttosto che rodersi di gelosia e far terminar tutto in tragedia !
   Saper adulare è una virtù. Non c'è fedeltà senza un pò di adulazione. L'eloquenza, la medicina, la poesia, consistono nell'adulazione. Essa è il miele e la dolcezza  de costumi umani.   
La verità sta nella millanteria. Perchè si deve desiderare la vera erudizione? Quanto più uno è incompetente, tanto meglio riesce, e tanto più è ammirato. Guardate un pò i professori, i poeti, gli oratori. Chè lo spirito umano è fatto così, che gli fanno più colpo le sciocchezze che la verità. Vedete ciò che succede nelle chiese : se la predica tratta di cose serie, tutti sonnecchiano, sbadigliano e si annoiano. Ma se l'oratore comincia a raccontare qualche vecchia storiella, tutti si svegliano, si drizzano a sedere e pendono dal suo labbro.
  Essere ingannati, dicono i filosofi, è triste, ma non essere ingannati è più triste ancora. Se errare è umano, perchè si deve dire infelice l'uomo che erra, quando egli a ciò è nato ed è fatto a quel modo, e questa è la sorte di tutti ? Forse che si compiange l'uomo perchè non può volare e non può camminare a quattro zampe?  Con lo stesso diritto si potrebbe chiamare infeIice il cavallo perchè non sa la grammatica e non mangia focacce. Nessuno è infelice se vive secondo la sua natura. Grande sciagura è che siano state inventate le scienze, le quali conducono così poco alla felicità, che esse stesse sono di ostacolo a ciò per cui si pretende siano state inventate. Col concorso dei demoni malvagi esse si sono introdotte fra noi assieme alle altre pesti che affliggono la vita umana. La gente semplice dell'età dell'oro visse sempre felice, ignara di ogni scienza, solo guidata dalla natura e dall'istinto. A che serviva loro la grammatica, se tutti parlavano la stessa lingua ? A che le scienze giuridiche, se non esistevano i cattivi costumi, da cui hanno avuto origine le buone leggi ? Erano troppo pii per pretendere di indagare con arrogante curiosità i segreti della natura, le dimensioni, i movimenti e gli effetti delle stelle, le riposte ragioni delle cose.
  Il concetto, che qui Erasmo tratta con leggerezza, e' quello stesso che gli antichi avevano già accennato, e che Rousseau sviluppò in seguito con amara serietà: la civiltà è un male.

  La saggezza rende infelici, ma la presunzione rende felici. I grammatici, che tengono lo scettro della saggezza, e cioè i maestri di scuola, sarebbero i più sventurati fra gli uomini se io, Pazzia, non mitigassi l'aridità del loro misero mestiere con una specie di dolce vaneggiamento. Ma ciò che vale per i maestri di scuola vale anche per i poeti, i retori, gli scrittori; anche per loro la felicità consiste solo nella vanità e nell'errore. I giuristi non stamno meglio, dopo di loro vengono i filosofi segue la lunga schiera degli ecclesiastici: teologi, monaci, vescovi, cardinali, papi, che si alternano solo con principi e cortigiani.

Don Riboldi. Il Parroco di Santa Ninfa, negli anni post terremoto

Monsignor Antonio Riboldi, per 21 anni vescovo di Acerra, si è spento a Stresa. Don Riboldi, come ha sempre chiesto di essere chiamato anche dopo essere stato ordinato vescovo, aveva 94 anni. 
Ha segnato un pezzo di storia del Meridione, 
--prima da parroco nella Valle del Belice, a Santa Ninfa, dove fu il primo prete a scendere in piazza alla testa dei terremotati che da anni continuavano a vivere nei prefabbricati nel disinteresse di chi avrebbe dovuto attivarsi sul piano politico 
--e poi ad Acerra fronteggiando assieme ai suoi parrocchiani le prepotenze della mafia e della camorra negli anni in cui Raffaele Cutolo ne era il capo incontrastato.  
In quegli anni partecipò a cortei e manifestazioni davanti al Parlamento in difesa delle richieste dei suoi concittadini e dei suoi fedeli.
I funerali saranno celebrati nella Cattedrale di Acerra.

sabato 9 dicembre 2017

Accadde ... ieri

L'8 dicembre del 1937 (esattamente 80 fa) nei pressi di San Pietroburgo, allora Leningrado, in una delle ricorrenti sanguinosa purghe staliniane, veniva ucciso Pavel Florenskij,
-matematico,
-fisico,
-scienziato,
-filosofo,
-teologo,
-iconologo,
-storico dell’arte, 
-sacerdote,
-sposo,
-padre di 5 figli.

Padre Pavel non era né un reazionario né un nostalgico zarista, aveva anzi quale ingegnere contribuito al piano statale di elettrificazione della Russia eppure per il comunismo quell'uomo pensante, quella testa, costituiva un pericolo. In quella fredda notte dell’8 dicembre 1937 venne fucilato insieme ad altri 500 «controrivoluzionari» nei boschi che circondavano Leningrado.  

Qualche tempo fa ci eravamo proposti di sviluppare alcune riflessioni su uno dei suoi tantissimi libri Filosofia del culto (tradotto a cura di Natalino Valentini) in cui emerge la visione del mondo di un pensatore dai mille volti, capace di passare dalla teologia delle icone alla filosofia platonica, dall’ingegneria elettrotecnica alla geometria non euclidea. Abbiamo per intanto rinviato questo nostro scandagliare sui libri avendo colto l'opportunità -aperta a chiunque abbia interesse- della Mistagogia della divina  Liturgia di San Giovani Crisostomo che Papàs Kola ha avviato in questo periodo dell'anno.

Per Pavel Florenskij il culto non è un residuo del passato, un lascito di superstizioni superate, ma è la fonte della nostra esistenza. È la radice delle nostre attività, tanto che i sacramenti, dal battesimo all’unzione degli infermi passando per il matrimonio, marcano tutte le principali tappe dell’uomo. 
Lo stesso termine di cultura deriva dal culto. 

Scrive Florenskij: «Tutto è Croce, tutto è fatto a forma di Croce. La Croce sta a fondamento di tutto l’essere». 
Per Florenskij la modernità, nata nel Rinascimento, è «estranea alla religione». 
Il martirio, scrive Florenskij, è «il sangue che parla della verità». E nella morte per la fede, il testimone diventa «un combattente e, nello spirito, un vincitore». 

Nel 1937, dopo innumerevoli arresti e vessazioni, Florenskij viene accusato di «svolgere attività controrivoluzionaria inneggiando al nemico del popolo Trockij». 
I comunisti stalinisti non potevano formulare accusa più assurda e falsa. 
Alla vigilia della sua uccisione, rinchiuso nel gulag, nel giugno di quell’anno scrive ai figli: «Tutto ormai è finito (tutto e tutti)»

Con le immagin ... ... è più facile

GIANNELLI infierisce sul Renzi al tramonto rievocando la storica impresa di Fausto Coppi. 

Il tutto per presentarci un Renzi in affanno dopo il sondaggio Ipsos, che segna ancora un passo indietro del PD. 

I segni della disfatta sono tutti in quella ruota davanti sgonfia. 

Vani sono gli sforzi di Renzi di risalire la china. 


Il sondaggio ha anche evidenziato un positivo 6,6% per Liberi e Uguali. E gli aderenti pantaloncini da ciclista mostrano, più che il pacco, il GRASSO dell’addome.


Il cognome. Non è poi così difficile risalire alle origini

L'uso dei cognomi per identificare persone e famiglie comincia a diffondersi un pò in tutta l'Europa nel tardo medio evo, ma essi erano allora tutt'altro che fissi.
Di solito ci si chiamava col proprio nome e col nome del proprio genitore (balza alla memoria: Ciccu Caloit Gaspanit), ma succedeva pure che uno di tali nomi patronimici si fissasse e rimanesse applicato alle generazioni successive (Di Paola, Di Martino).
Ancora oggi in Islanda, paese dell'Occidente,  è in uso il patronimico in luogo del cognome.

E' col  Concilio di Trento del 1564 che viene stabilito l'obbligo per i parroci di gestire obbligatoriamente un registro dei battesimi con nome e cognome, al fine di evitare i matrimoni tra consanguinei. 
Da allora i cognomi si cristallizzano e transitano da genitori a discendenti.
In quel XVI secolo i cognomi furono presi, scelti e più spesso imposti dai parroci -in linea generale- attingendo dai sopranomi, dal nome paterno o materno, o dalla professione/mestiere o dai luoghi di origine degli antenati,  dalla nazione o dalla regione di provenienza.

I cognomi che oggi ci portiamo addosso hanno quindi una radice nella storia dei nostri avi, piuttosto recente ma sufficiente a raccontarci un po' di quello che abbiamo ereditato. 
Non c'è niente di casuale, ma una catena più o meno lunga di passaggi da ricostruire. 
Per noi ora è normale avere un cognome (o due o tre in casi speciali), tutti abbiamo nel cassetto della nostra memoria il ricordo della maestra che fa l'appello in aula: "Abate, Bonura, Clesi, Cuccia... Musacchia, Schirò ...". 
E' normale essere identificati col cognome: però la Storia ci fa sapere che non è stato sempre così, anzi comincia così nel Medioevo e per i contadini o le persone di umili origini bisognerà aspettare diversi secoli ancora, fino al Concilio di Trento.

All'Università di Pisa da alcuni anni un team di storici e linguisti lavorano su questi temi per risalire a quando e perché l'uso dei cognomi, che all'inizio caratterizzavano poche famiglie (in genere nobili), si diffuse orizzontalmente nella società piuttosto tardivamente diventando infine patrimonio di tutti.

venerdì 8 dicembre 2017

Hanno detto ... ...

GIULIANO PISAPIA, già sindaco di Milano e federatore (rinunciatario) di una Sinistra Unita

"Personalmente ho apprezzato l'impegno di Piero Fassino e di altri esponenti del Pd: aperture ci sono state sulla legge di stabilità, come la progressiva eliminazione dei superticket sanitari e l'estensione della cassa integrazione per le aziende in crisi, ma su temi fondamentali quali il precariato, la tutela del lavoro, la cittadinanza, il perimetro delle alleanze, non c'è stata alcuna certezza". 
"Per noi non era possibile avere come alleati chi contrastava l'approvazione di leggi di civiltà come biotestamento e ius soli e ha una visione diametralmente diversa dai valori della sinistra. In molti, dei nostri è aumentata la sfiducia nella possibilità di un accordo. Ho preso atto di questa divisione e ne ho tratto le conseguenze".
"Posso dire che se da un lato il Pd ha dato prova di voler ascoltare la nostra voce, dall'altro non vi è mai stata una seppur timida autocritica sulle politiche degli ultimi anni. Campo Progressista chiedeva discontinuità, non abiure".
"Mdp? Mi sono fidato troppo di chi diceva di condividere il mio progetto, ma aveva obiettivi diversi". 
Alla domanda se gli elettori di centrosinistra devono rassegnarsi ad assistere alla contesa tra Berlusconi e Grillo, Pisapia replica: "I sondaggi segnano questa tendenza. E purtroppo in Sicilia è andata proprio così. Temo che la lezione non sia servita".

Pietro Gullo. Una riflessione nel giorno dell'Immacolata sull'Incarnazione ripresa dal libro curato a Pizzillo, il borgo che l'Amministrazione Comunale lascia privo di approvvigionamento idrico















Dogma. Una festività religiosa, l’8 dicembre è inclusa fra i giorni festivi dallo Stato italiano.

Dogma romano
La Chiesa cattolica-romana celebra la solennità dell'Immacolata concezione di Maria proprio l'8 dicembre. Questa data precede di 9 mesi esatti la data della nascita della madre di Cristo, l'8 settembre. 
Il dogma dell'Immacolata concezione intende rimarcare che la Vergine Maria sia stata preservata immune dal peccato originale fin dal primo istante di vita, sin dal suo concepimento.

Bisogna risalire al 1854, quando l'allora Papa Pio IX proclamò il dogma cattolico dell'Immacolata Concezione, con la bolla Ineffabilis Deus,
...
La dottrina […] sostiene che la beatissima Vergine Maria fu preservata, per particolare grazia e privilegio di Dio onnipotente, in previsione dei meriti di Gesù Cristo Salvatore del genere umano, immune da ogni macchia di peccato originale fin dal primo istante del suo concepimento, e ciò deve pertanto essere oggetto di fede certa ed immutabile per tutti i fedeli.

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In quanto dogma papale esso non è condiviso nè dai Protestanti nè dagli Ortodossi. 

giovedì 7 dicembre 2017

Il mondo è cambiato. In molti continuiamo ad usare parametri e motivazioni superate per leggere la realtà (1)

L'avanzare del tempo, nei nostri giorni, produce due fenomeni destinati ad incidere sul benessere dell'intera umanità. Uno è il consolidarsi del capitalismo globale dagli Usa alla Cina, dalla Gran Bretagna alla Nuova Zelanda.
L'altro è il tentativo -pure esso capillare- di provare a convivere in comunità che resistano alla distruzione dell'ecosistema che il nuovo sistema economico porta irresistibilmente avanti e di puntare conseguentemente alla progettazione di stili di vita proposti dall'ecologia.  

L'obiettivo dell'economia globale, stando ai passi compiuti nell'ultimo ventennio, è di massimizzare con ogni mezzo la ricchezza e il potere politico delle élite, quello dell'eco-progettazione è, deve necessariamente essere, di massimizzare la sostenibilità delle condizioni della vita.
Le due condizioni non sono affatto compatibili.

La nuova economia è tutta fondata sulla finanza ed è un prodotto della tecnologia dell'informazione degli ultimi 30/40 anni, dall'era della deregolamentazione Regan-Thatcher. 
La manipolazione finanziaria non avviene per opera di anonimi e sfacciati speculatori bensì da autorizzate e legali grandi banche di investimento, fondi pensionistici, multinazionali e fondi aperti.
Le reazioni di questo nuovo sistema economico globali si succedono a catena e provocano danni ovunque al solo fine di arricchire la ristrettissima élite globale che possiede il controllo dell'high tech.
Mai ricchezze erano state accumulate sul pianeta come sta avvenendo con la finanza globale. Di contro  le ripercussioni sociali ai popoli e i danni al contesto ambientale del pianeta sono più che disastrose.
Quella che un tempo era definita la sacralità della vita rischia di divenire una merce.
Il principio della nuova finanza è basato sul dover fare denaro ignorando i diritti umani, la democrazia, la tutela dell'ambiente e qualsiasi altro valore di civiltà.

Come uscirne ?
Affidando il primato alla politica, che oggi, nel nostro tempo, è divenuta a serva sciocca della finanza. La dignità umana e la sostenibilità dell'ambiente (ecologia) devono tornare alla guida delle decisioni declassando la voracità della finanza.

Di questi temi contiamo di dover trattare su questa rubrica.  

Contessa Entellina. Vita comunitaria



In occasione della ricorrenza del 6 dicembre (festa di San Nicola), uniti in un caloroso simbolico abbraccio di tutta la comunità parrocchiale, nella serata di ieri nei locali dell'ex collegio basiliano una folta rappresentanza ha presentato gli auguri di buon onomastico al nostro caro Parroco, 
Papàs Nicola Cuccia  

Contessa Entellina. E' già pronto il "diavolo" che verrà bruciato in serata, vigilia dell'Immacolata

Immancabile come tutti gli anni nella serata di oggi, nello slargo antistante la Chiesa di Santo Rocco, verranno bruciati più pupazzi con all'interno dei vestiti paglia e altre sostanze infiammabili a voler significare come la novità della Immacolata Concezione abbia sconfitto sulla terra il diavolo e con esso le malvagità.
Tanta gente, grandi e soprattutto piccini, con il naso all’insù assisteranno, dopo che in Chiesa saranno stati celebrati i Vespri nel tradizionale rito bizantino, allo storico falò.
Secondo la tradizione, più la sagoma dei diavolazzi brucia rapidamente, più l’annata agraria sarà favorevole. 

Questa tradizione, delimitata ormai a pochi paesi del Belice, è stata oggetto di studio dell'antropologo Ignazio Buttitta, secondo cui in passato l'evento era molto più radicato nei paesi dell'isola. 

Renzismo. E' tempo di rivelazioni su ciò che è stato


mercoledì 6 dicembre 2017

Il pianeta senza una vera mediazione politica rischia di polarizzarsi: da un lato ricchissimi e dall'altro .....

Leggiamo sui giornali di oggi -6 dicembre- che diciotto milioni di persone nella nostra Italia sono a rischio povertà o di esclusione sociale e corrispondono al 30% della popolazione residente. 
Si tratta delle ultime stime Istat sul 2016, contro il 28,7% dell’anno precedente. Numeri che, scrive l’Istituto, vedono gli obiettivi prefissati dalla Strategia Europa 2020 “ancora lontani: la popolazione esposta a rischio di povertà o esclusione sociale – precisamente pari a 18.136.663 individui – è infatti superiore di 5.255.000 unità rispetto al target previsto”.

Si accresce la disparità nella società italiana
I giornali, i partiti politici governativi, addebitano tutto ad una crisi che tuttavia gli altri paesi europei hanno già superato e lasciato alle spalle. 
Persino il paese più coinvolto nella crisi, la Grecia, naviga con percentuali di crescita non disprezzabili anche se ancora fatica.
La scena italiana è in verità occupata -ovviamente- dalla crisi economica che non riesce a superare i livelli ante-declino del 2006/2007 ma soprattutto dall'inadeguatezza della classe dirigente che nessuno, in verità, sa classificare se sia di "destra" o di "sinistra" essendo sostanzialmente i-n-a-d-e-g-u-a-t-a, o come si sarebbe detto in altri tempi incompetente.

Accanto alle difficoltà economiche non è difficile scorgere peraltro che la società italiana è spiritualmente malata, con i politicanti incompetenti ossessionati (a) dalla crescita che non riescono ad agganciare e (b) dai consumi materiali che ci hanno portato al saccheggio delle risorse disponibili e soprattutto all'espansione delle diseguaglianze denunciate dall'Istat.
A proposito delle diseguaglianze ciò che chiunque può constatare è che ne 1990 la differenza retributiva fra un dirigente ed un impiegato qualunque (allora si definiva di "concetto") era di 5 a 1.
Il progresso tecnologico ha eclissato
sia la fascia operaia che il ceto medio.

Se degli operai in quanto classe sociale conoscevamo
la scomparsa, la novità che l'Istat ci presenta adesso è
che nel nostro paese pure la piccola borghesia segnala

(finora pilastro socio-economico e politico del sistema)
è  tracollata.
Col liberismo, l'ideologia fatta propria da alcune forze politiche pure della Sinistra (come il Pd), quel rapporto è divenuto adesso nelle aziende a partecipazione pubblica 40/50 a 1.
In pratica meno funziona il sistema (che sappiamo in crisi) è più la dirigenza i-n-c-o-m-p-e-t-e-n-t-e  guadagna. E' il trionfo dell'ingiustizia che si fa pagare ai meno fortunati.

Se la Sinistra politica non torna a fare la Sinistra è ovvio che la Destra imporrà sempre più la sua logica, che è quella dell'egoismo. 
L'inversione di rotta oltre che politica deve essere pure di rinascita spirituale, nel senso che deve avvalersi oltre che della tradizione cristiana della solidarietà anche della psicologia, dell'economia, dell'evoluzionismo e delle ulteriori nuove visioni. 
In pratica nel terzo millennio devono potersi incrociare le prospettive delle scienze con le antiche saggezze e con le religioni, fino a riuscire a coniugare la dignità di ciascun uomo con la capacità di sostenibilità che il "sistema" o meglio ancora che il "pianeta" riesce ad offrire.
Prendere consapevolezza di questo facile  assioma significherebbe essere già sulla via della liberazione dell'uomo.

Con le immagini ... ... è più facile

LA POLITICA E LA SIMPATIA

Si può fare politica con la "P" maiuscola avanzando pregiudiziali sulle persone ?

Sambuca di Sicilia. E' di scena il tango tradizionale

Il tango torna sul palcoscenico del Teatro L'Idea di Sambuca di Sicilia.
    
Dopo il successo dello spettacolo della scorsa stagione sabato, 9 dicembre, alle 20:30, è in cartellone "Todo es amor" con i Tango Spleen Orquesta, l'ensemble di tango tradizionale e contemporaneo fondato e diretto dal musicista argentino Mariano Speranza. 
Apprezzata come una delle orchestre di tango più acclamate dell'ultimo periodo, il gruppo si esibisce in concerti e festival dedicati alla musica e alla danza argentina in tutta Europa, Asia ed America latina. 
Sulle calde note del loro sound latinoamericano, si esibiranno due bravissimi tangeros argentini, Celeste Rey e Sebastian Nievas che accenderanno di passione l'Idea coinvolgendo gli spettatori in uno spettacolo dal ritmo travolgente e seducente. 
Lo spettacolo, secondo un bel rituale ormai consolidato, sarà preceduto, alle ore 20, nel foyer del teatro, da una degustazione di vini offerti dalla Cantina Di Prima.

Hanno detto ... ...

TOMASO MONTANARI, esponente della società civile che non si rassegna di fronte al leaderismo che domina a Sinistra

"Bisogna dire che nel panorama delle personalità italiane Piero Grasso è uno che si può guardare con ammirazione per quello che ha fatto, dunque non c'è nessuna discussione sulla persona. Semmai c'è una discussione sul perché si senta il bisogno di ricorrere a una figura carismatica del sistema scelto dai segretari dei partiti in base ai sondaggi. Questo è il problema, non Piero Grasso personalmente".  
"Come non sono d'accordo con la scelta personalistica così non sono d'accordo con la demolizione personalistica. Non ritengo che sia questo il modo di fare politica. Non è questo il modo di porsi. Non si può rispondere alla creazione di un leader a tavolino demolendo il leader personalmente, sono due errori simmetrici". 
"Il Corriere della sera mi definisce una specie di Don Chisciotte con la testa fra le nuvole, ingenuo e velleitario. Può darsi che abbia ragione nel senso che provare a rinnovare davvero la politica italiana, provare a diminuire l'astensione e provare a riportare gli italiani all'amore per la cosa pubblica può davvero sembrare per i padroni dell'informazione, per i padroni del Paese un tentativo stupido oltre che inutile. Io non lo credo".
"Credo che le cose migliori che si sono fatte in questo paese si sono fatte nelle stagioni in cui c'è stata un'irruzione della vita reale nell'astrazione della politica. Penso tra l'altro alla Resistenza e alla scrittura della Costituzione italiana, grandi momenti in cui gli italiani pensarono che la politica era troppo importante per lasciarla solo ai professionisti. Questo è vero anche a sinistra dove i professionisti hanno fatto in genere molti danni"

martedì 5 dicembre 2017

Contessa Entellina. San Nicola protettore del paese

San Nicola è uno dei santi più popolare della storia del cristianesimo medievale e moderno. E’ venerato nell’Oriente Ortodosso come nell’ Occidente cattolico. E’ ritenuto difensore dei deboli e di coloro che subiscono ingiustizie.

San Nicola è infatti ritenuto protettore
-delle vittime di errori giudiziari,
-delle fanciulle da marito,
-dei bambini,
-dei marinai e dei pescatori,
-dei farmacisti, profumieri, bottai, scolari, avvocati.
-dei mercanti e commercianti.

La sua vita, avvolta nella leggenda, è nota soprattutto per i diversi miracoli che lo caratterizzarono come una persona attenta alle necessità degli altri, sia adulti che bambini.
Nacque intorno all’anno 270 a Patara, importante città della Licia, la penisola dell’Asia Minore (attuale Turchia) quasi dirimpetto all’isola di Rodi.

Di famiglia cristiana, in seguito alle persecuzioni degli imperatori romani è stato a lungo imprigionato. Ma, quando successivamente l’Imperatore Costantino permise ai cristiani di professare liberamente la loro fede, Nicola divenne vescovo di Myra.


Dai suoi genitori, morti di contagio durante una pestilenza per aver curato degli ammalati, ereditò grandi ricchezze ma soprattutto il dono della carità verso il prossimo.
Morì a circa 80 anni, nel 352 a Myra, dove il suo corpo fu conservato fino al 1087. In quell’anno,

per sottrarlo al dominio dei Turchi, che ormai avevano occupato quei luoghi, 62 marinai baresi riuscirono a trasportarlo nella loro città, anticipando sul tempo un gruppo di navigatori veneziani. La popolazione di Bari accolse trionfalmente le reliquie, ancor oggi conservate in una cripta, sopra la quale fu innalzata una basilica in onore del santo.
In Europa San Nicola è molto popolare, con, in prima fila, Paesi Bassi, Francia, Belgio, Austria, Svizzera, Germania, Estonia, Repubblica Ceca e Russia.

Nei paesi arbëreshë di Sicilia San Nicola è protettore di Palazzo Adriano, Mezzojuso e Contessa Entellina.

Hanno detto ... ...

C'è confusione a Sx.
Troppi ex magistrati

MARIA ELENA BOSCHI, sottosegretari alla Presidenza del Consigli


Torno di nuovo sulla vicenda Banca Etruria. Mi scuserete ma credo sia necessario.
Ripeto ciò che ho sempre detto: il fatto che mio padre sia stato per qualche mese vicepresidente della Banca non ha impedito al nostro governo di commissariarlo, come avremmo fatto con chiunque altro si fosse trovato in analoga situazione.
La legge è uguale per tutti.
Altro che conflitto di interessi: noi abbiamo mandato a casa quel CdA. La verità è semplice: se mio padre ha commesso reati ne risponderà come privato cittadino. Con tutti i doveri e tutte le garanzie previste dalla legge. Al momento non è neanche rinviato a giudizio. Ma comunque è una sua vicenda personale, certo non del PD.
La legge è uguale per tutti.
Dal punto di vista politico il nostro comportamento è stato ineccepibile. Nessuno può negare questi due fatti: noi abbiamo commissariato e noi abbiamo lottato contro il sistema sbagliato delle vecchie banche popolari.
Si utilizza la vicenda Banca Etruria per mettere in secondo piano le vere vicende, complicate, del sistema bancario italiano. Onestà intellettuale vorrebbe che si riconoscesse che questo atteggiamento è sbagliato e segue l'obiettivo della polemica politica, non della tutela dei risparmiatori.
Chi ha sbagliato ad Arezzo ha pagato e pagherà. Spero che accada anche altrove. 
Ma se vogliamo difendere i cittadini che hanno perso i risparmi da Ferrara a Vicenza, nelle Marche come in Toscana, dobbiamo verificare le vere responsabilità. Noi siamo interessati agli atti, non alle strumentalizzazioni. 
Qualcuno usa questa vicenda da due anni per attaccare me e il PD. Io penso che sarebbe più giusto fare chiarezza sugli errori fatti da tanti per non sbagliare più.

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PIETRO GRASSO, ex magistrato, oggi uomo politico

Una giornata incredibile, emozionante, partecipata. Tocca a noi far sì che tutti, nessuno escluso, siano Liberi e Uguali. Io ci sono!

ANTONIO INGROIA, ex magistrato, oggi uomo politico.

“Non è tutt’oro quel che luccica. Noi siamo molto critici nei confronti del progetto politico che è nato da questa fusione a freddo tra MDP, SI e Possibile e che ha prodotto questa leadership costruita in laboratorio a tavolino. 
La nostra idea, come Mossa del cavallo e Lista del popolo, è che è finito il tempo dei professionisti della politica che costruiscono i leader in laboratorio. E’ il momento in cui, di fronte all’astensionismo che è il primo partito del Paese, bisogna cambiare metodo, bisogna cambiare persone. Con tutto il rispetto del collega Grasso, lui non è una faccia nuova e ci vogliono facce nuove”.
“Grasso è stato un magistrato di grande esperienza, coraggio, capacità professionali, ma bisogna ricordarsi che è diventato procuratore nazionale antimafia per una legge ad personam di Berlusconi per impedire a Caselli di ricoprire quel ruolo e lo stesso Grasso in un’intervista disse che il governo Berlusconi meritava una menzione speciale per la sua attività antimafia. Pietro Grasso non è di sinistra, non lo è stato nelle sue contiguità con la politica. Anche quando Caselli fu nominato procuratore di Palermo, Grasso era il candidato dell’allora ministro della giustizia Martelli, quindi non aveva una posizione di sinistra sinistra. Poi è stato sostenuto dal governo Berlusconi contro Caselli. Non volle sottoscrivere l’appello della procura di Palermo contro l’assoluzione di Andreotti in primo grado. E’ stato molto cauto e prudente su trattativa Stato-mafia e l’inchiesta Dell’Utri, legittimamente, ma possiamo dire che è stato un magistrato cauto”.

ANTONIO DI PIETRO, ex magistrato, oggi uomo politico
“Non ho sentito Grasso”, ma “ho dato la mia disponibilità a rientrare in Parlamento per far sentire la voce, che oggi è sempre più flebile, della legalità e dello Stato di diritto”. 
“Purtroppo – ha aggiunto l’ex leader dell’Italia dei Valori – c’è una conflittualità interna nell’area, di mio riferimento, del centrosinistra in cui ognuno mi chiede di candidarmi contro l’altro. Mi resta difficile candidarmi contro mio fratello. Se da Mpd mi si chiede di andare contro il Pd rispondo che sono stato al governo con il Pd. Se il Pd mi chiede di candidarmi contro Mpd rispondo che stavo al governo con Bersani”.
“Due fratelli – ha concluso Di Pietro – possono litigare e non andare d’accordo ma rispetto ad un avversario politico comune è come andare in guerra e lasciare agli altri tutta l’armata, mi sembra un controsenso. Preferirei essere accusato di voler ricostruire uno Stato della giustizia con Grasso a Palermo e io a Milano come avvenne ai tempi di Mani Pulite piuttosto che avere uno Stato criminale”.FacebookTwitterWhatsApGoogle GmailTelegramPinteresLinkeWCondividi