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martedì 22 agosto 2017

Pigliando spunto da quanto accade a Pizzillo da due anni, dove non arriva l'acqua potabile, scopriamo che i diritti inalienabili ...

Sappiamo che la problematica sull'approvvigionamento idrico di Pizzillo è ancora irrisolta; irrisolta nel senso che nessuna iniziativa è in corso, in cantiere e/o in attesa di essere posta in esecuzione. Il sindaco, per tamponare, aveva promesso oltre un mese fa la somministrazione di due autobotti di acqua settimanali, ma ad oggi anche questo "tamponamento" avviene invece con una sola fornitura settimanale.
A Pizzillo vivono cittadini in pieno possesso di tutti i diritti che la Repubblica garantisce; essi pagano le tasse in relazione alle loro disponibilità, comprese le addizionali comunali da parte di coloro fra loro che lavorano con rapporto di dipendenza e che vengono prelevate direttamente in busta paga.

Da colloqui informali con alcuni amministratori mi è sembrato che ad essi sfugga che l'incombenza di risolvere una problematica importante come quella dell'approvvigionamento idrico e della distribuzione dell'acqua su tutto il territorio comunale compete ad essi, solamente ad essi, e a nessun altro organo territoriale.
Era stato preannunciato dagli ambienti municipali, via internet, giorni fa che il sistema di erogazione sarebbe tornato al ritmo ordinario grazie all'avvenuta riparazione della condotta a valle di Piano Cavaliere. Ed invece ancora oggi il b.go Pizzillo continua ad essere privo di somministrazione idrica.
A noi che scriviamo sembra grave la permanenza dello condizione di mancata somministrazione (che si prolunga, nella buona sostanza, da due anni), ma ancora più grave ci sembra la completa assenza di iniziative -di attività sulla questione- da parte degli amministratori comunali. Pare quasi di capire che se qualcosa non va per il verso giusto in ambito civico non è agli Amministratori che bisogna rivolgersi ma .... non si sa bene a chi.

Il caldo estivo, l'inevitabile contrazione di alimentazione del prezioso liquido da parte delle sorgenti, in un mondo civile, attivo e di visione su come garantire il benessere dei cittadini non giustificano l'assenza operativa. Ci riesce difficile pensare a come siano stati consumati due anni senza avere attivato ...  messo in campo una idea risolutiva, procurato un finanziamento o trovata una qualunque via di uscita.

In situazioni non ordinarie -generalmente-  il primo cittadino in ogni parte del pianeta scende in campo in prima linea e piglia direttamente la guida dell'emergenza, perché è di questo che si tratta in alcune zone e -nel caso specifico- a Pizzillo;  è proprio di questo che si tratta, di una emergenza con propaggini biennale. 
Alla gente in generale, e a chi sta subendo il disagio, fa male non solo il vuoto amministrativo ma anche l'assenza di comunicazione amministrativa, quella ovviamente che sia tranquillizzante e di vicinanza in attesa che si esca finalmente alla luce del sole. 

E' inimmaginabile che in Italia debbano sussistere ditte private che -in carenza pubblica e nell'inerzia pubblica- trattino acqua; peraltro ciò potrebbe accadere  se gli sfortunati del sistema di somministrazione pubblico dispongono di  cisterna. E se gli sfortunati non dispongono di cisterna ? E se gli sfortunati del "sistema" non dispongono di proprie autosufficienti finanze ?

Comunicare, essere vicini, far capire e soprattutto adoperarsi in prima persona, in tempi opportuni e tempestivi, e (magari) in tempi tardivi (dopo due anni ?) è dovere degli uomini delle istituzioni. E' compito loro risolvere i problemi, è compito loro stare vicini ai cittadini (che siano simpatici o meno). Non si è amministratori solamente per poterlo affermare con il biglietto da visita. E' se l'onere appare pesante, oltre le proprie possibilità, non esiste alcun obbligo di continuare a sedere su una postazione con responsabilità verso gli altri, verso i cittadini. 
E' difficile essere scusati con ritardi ed inerzia biennali. 

Come non capire che questo tipo di disaggi grava su degli esseri umani. Su esseri umani, non su allevamenti di animali o su piante vegetali e/o orticole. 
Su uomini e donne in carne ed ossa.  

Regione Sicilia. Cinque anni di governo in netta continuità con le gestioni parassitarie precedenti

In cinque anni dell'attuale legislatura l'Ars ha approvato fra leggine e leggi 109 testi pubblicati sulla gazzetta, fra queste solamente quattordici, fa osservare in un articolo pubblicato oggi il QdS, hanno come obiettivo la crescita economica del nostro territorio, le altre sono tutte leggi e leggine assistenziali e di variazioni finanziarie/istituzionali.
Quello attuale sulla carta, e solamente sulla carta, è un governo progressista e di sinistra che naviga fra le nebbie dell'assoluta mancanza di capacità di governo.
A fronte dello sconcerto che il fronte progressista sia così inconcludente nel governo dei territori al punto che ormai è più che scontato che alle prossime elezioni vincerà o il centro-destra o il M5S, vediamo su cosa vertono le uniche 14 leggi in una intera legislatura  in materia di crescita socio-economica immaginata da uomini privi di visione progressista.
--tre vertono in materia di agricoltura
--cinque in materia di programmi e servizi al sistema economico
--due riguardano le attività professionali
--una la problematica caccia-pesca-itticoltura
--una il comparto turistico.
Cinque anni di permanenza a P.zzo d'Orleans e P.zzo dei Normanni per partorire il nulla e per far peggiorare le condizioni dell'isola, se è vero che l'emigrazione è cresciuta nel corso del quinquennio di governo di una Sinistra inconcludente e inetta.
Ciò viene scritto con l'amarezza dei siciliani delusi. 

lunedì 21 agosto 2017

Palermo. Barriere anti-sfondamento in via Maqueda

In seguito all'attentato della Rambla (Barcellona) che ha causato 14 morti e 134 feriti anche Palermo sta rafforzando le misure di sicurezza. In seguito alla determinazione del Comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza saranno installate barriere anti-sfondamento nelle principali vie dii afflusso di turisti e di cittadini: Via Maqueda, C.so Vittorio Emanuele, p.zza Verdi, p.zza Croci, Via Libertà, Via Ruggero Settimo.

^ ^ ^ ^ ^
La constatazione che cogliamo, al di là delle ovvie, dovute ed auspicate misure di sicurezza, che vanno prese e adottate: 
C'è in giro (nei discorsi da bar, negli slogans degli ignoranti e pure di chi ignorante non si sente etc.) quell'irresistibile tendenza alla pulizia etnica.
Ma questa non era tipica del KKK che noi italiani additavamo come segno di inciviltà, tipica di oltre-oceano ?
Ci dispiacerebbe se questa tendenza, lo ripetiamo, tipica degli ignoranti, diventasse manifestazione ricorrente del cattivismo europeo.
Avrebbe ragione Luciano Violante che scorge in questi nostri tempi un certo appannarsi dell'Illuminismo e della Ragione.

Terrorismo. Parigi, Bruxelles, Nizza, Berlino, Barcellona... una lunga scia di sangue, attacco all'Europa

Il dibattito in Italia
Secondo Luciano Violante, ex presidente della Camera 
Oggi in Occidente  “la democrazia è ridotta a pura tecnica di governo”, col rischio di fare “scomparire i suoi valori: 
-pluralismo, 
-libertà religiosa e di parola, 
-separazione dei poteri, 
-libere elezioni”. 
Ci siamo avviati verso la “perdita della memoria della democrazia” da parte dei “giovani, che non hanno partecipato alla storia della sua costruzione”. Ma “se non ci sono più i valori l’importante diventa vincere, non governare”, e così si verifica  un processo di “caporalizzazione dei partiti”, dove ci si rivolge a un “condottiero, che deve essere seduttivo e narcisista”.
“Il partito da comunità diventa un piedistallo”. E “trovo molto pericolosa la delegittimazione della politica da parte dei politici: sta venendo meno il mondo creato dall’illuminismo e dalla ragione, e stiamo entrando in una fase neo romantica, dove non conta la ragione ma l’emozione, dove si cerca cioè l’eroe”.

"Nessuno è al riparo dal terrorismo" secondo il premier Gentiloni.
​"Non credo alla propaganda di questo o quell'altro sito propagandistico", ma allo stesso tempo "nessun Paese, e tra questi l'Italia, può sentirsi al riparo", da eventuali attacchi terroristici. 
"Daesh è stato sconfitto, ha perso la sua partita fondamentale, che era l'idea di trasformare in uno Stato la sua presenza terroristica, ma la sua minaccia continua e riguarda tutti. I terroristi non ci costringeranno a rinunciare alle nostre libertà, le difenderemo e ringraziamo chi ogni giorno lavora per rendere possibile a tutti noi di continuare a vivere liberi come siamo abituati a vivere". 

Piana degli Albanesi. Le voci dai circoli culturali su nuove turnazioni di parroci

Sono insistenti le voci che la Curia di Piana stia definendo nuove turnazioni di parroci. 
In questa nuova movimentazione sarebbero interessati alcuni dei parroci di rito romano, che lo scorso anno non furono per nulla coinvolti nei trasferimenti che -per il vero- interessarono il clero greco e solamente don Enzo Cosentino del clero romano.
Attenderemo ancora qualche giorno per pubblicare i nuovi assetti, che comunque sarebbero già stati anticipati dai soci di un Circolo culturale e secondo cui l'ufficializzazione avverrà dopo le festività dell'8 settembre.  

domenica 20 agosto 2017

Pietro Gullo. Leggere nel mistero della vita per gioire, sempre (VII)

p. Pietro Gullo
"Dove gli angeli ancora gridano", 
edizione della Comunita' Trinita' della Pace

Molte persone ancora oggi si interrogano sulla scelta di p. Pietro Gullo che più di venti anni fa ha preferito lasciare la Parrocchia della Favara di Contessa per seguire nuovi percorsi (tracce ?), per fondare la Comunità della Pace di Pizzillo.

La risposta da trovare non è per nulla difficile. P. Pietro è un uomo, un sacerdote, trasparente e la sua prospettiva di vita e la sua missione è tutta palesata nei suoi comportamenti e pure nei suoi libri. Non e' necessario leggerli tutti sessanta, basta leggerne uno e poi, per avere conferma, un'altro e già il dipinto o la fotografia di p. Pietro viene fuori, nitida, sincera.
Egli e' un uomo libero e schietto. E' forte come nessun altro sacerdote che nei nostri giorni riusciamo e vorremmo incontrare. Parla, dice la sua dinnanzi a chiunque, se la situazione lo esige non usa riverenze e va al centro del problema. Non esita ad abbandonare effimeri incarichi di facciata. E quando ha adempiuto a quanto egli " crede" sia giusto e vero e si gira dietro vede che non è mai solo. 
Le sue tracce vengono solcate sempre da altri, ma dopo di lui.

Nei giorni scorsi abbiamo fatto piccoli flash su due suoi libri. In questo " post" faremo brevi riflessioni su un ulteriore terzo libro  "Dove gli angeli ancora gridano", edizione della Comunita' Trinita' della Pace. Nel corposo volume, pubblicato molto recentemente, nel 2017, egli mostra quanto non ami l'autorità e quanto senta di essere un uomo libero. Quanto non ami lo strumento dell'autorità, la legge, ma quanto individui nelle Scritture le fonti operative di vita e di ogni altra cosa.

A pag. 89 leggiamo:
Ecco in quali mari naufraghiamo. Una volta i profeti vedevano strade, vie, sentieri tra le acque, sulle onde, nel mare. Tracce. La libertà ! Oggi tutto esige norme e diritti. Nessuno si lascia affascinare dal senso, da un destino, dall'avventura, dalla vocazione, dal rischio .... amori che straripano e riparano.
Persino la libertà deve essere a grammi, secondo peso e misura di chi comanda..., secondo legge, legalità e giustizie sanzionate da chi ha più potere o da chi stupidamente applica la legge dimenticando che la persona viene  prima, e sempre.
Dovunque si grida diritto, diritti ! Per quale persona, per quale dignità di persona ? Chi decide sui valori della persona ? La legge, il diritto, il numero ?

Sono queste le tracce delle creature verso la verità ? Lo affermo e subito lo rinnego : non tutte le creature maturano la dignità della persona, in libertà e verità. Restano numero, individui, gente senza scelta, senso e significato. Sono materie per le dittature, numeri per la legge, per esigere diritti e applaudire  i più forti e corrotti. Pochi vogliono essere scomodati e rinforzano muri per paura delle brecce.. Non si tratta dei poveri di cui tanto parliamo, né delle anonime ferialità  eroiche subito santificate. Corpi che equivalgono a scheletri.
L'anima è risposta ad un appello che libera dall'ingranaggio. E' nome. Il mio nome !

Queste righe sono un breve stralcio di antropologia che p. Pietro traccia dell'uomo contemporaneo e dell'uomo di sempre. 
Qui c'è ciò che pensa e ciò di cui è convinto su autorità/ubbidienza/libertà.

Se il mondo pullula di "individui "  la verità non può che trovarsi in luoghi come Pizzillo. Sono pochi questi luoghi, anche perché noi moderni o presunti tali non consentiamo che vi scorra acqua. 

Economia. Nel mondo globalizzato ... la democrazia

                                        La politica keynesiana di piena occupazione (II)
Nel 1936 Keynes pubblica Teoria generale dell'occupazione, dell'interesse e della moneta, la cui idea di fondo è che l'offerta crea la propria domanda, come già in qualche modo asseriva la legge degli sbocchi di Say.
Keynes dimostra che i costi di produzione trovano sempre la copertura finanziaria, ma esistono ostacoli alla piena occupazione.
Egli mette a nudo come gli economisti classici abbiano errato nell'immaginare che la disoccupazione involontaria sia dovuta alla bassa domanda dei consumatori; essa è invece direttamente connessa al basso livello degli investimenti.

Mentre la disoccupazione volontaria è una situazione di equilibrio nel breve termine tra prezzi, produzione e salari,  nulla esclude che essa possa consolidarsi nel medio e lungo periodo. In questa circostanza la disoccupazione non è dovuta alla volontà, scelta, o al "costo marginale" dei lavoratori bensì alla carenza di investimenti. Questa situazione non tarderà ad incidere negativamente sul livello dei prezzi e dei salari.
Keynes punta a dimostrare che il sistema economico che crea disoccupazione è un sistema in disequilibrio. Rileva quindi che i lavoratori non hanno identici obiettivi se alcuni sono occupati ed altri disoccupati, e da queste premesse constata che il livello degli investimenti (determinato dalle aspettative degli operatori) e la spesa pubblica (influenzata dalla politica monetaria e fiscale) concorrono insieme a fissare il livello dei consumi e quello dell'occupazione.
Keynes osserva l "sistema" come un medico studia ed analizza il corpo umano.
Egli con la "Teoria generale dell'occupazione..." non tenta di spiegare le cause della disoccupazione m il persistere nel breve periodo.  Sua è la nozione di "domanda effettiva" a cui reagiscono gli operatori economici, essendo questi sensibili non solo al prezzo a cui possono vendere ma anche alla quantità che il mercato richiede e/o offre. Da qui i lavoratori in situazione di possibile disoccupazione modulano gli obiettivi di consumo futuri. Tutto sulla base delle informazioni in circolo. Questo adattamento dei lavoratori (del mercato) nn fa altro che influire sulla domanda effettiva.  

sabato 19 agosto 2017

Piana degli Albanesi. Le cicatrici dei cattolici orientali

L'Agi, l'agenzia di stampa Italia, dedica ampio spazio alla inverosimile situazione che si verifica a Piana degli Albanesi da due anni col vescovo duttile Gallaro, che sa di latino-ruteno-melkita-bizantino e magari in futuro saprà ancora molto altro.
A leggere il testo pubblicato dall'Agi e a sentire pure i fedeli Mons. Gallaro non ha alcun dialogo con  i cattolici di rito bizantino di origine albanese dell'Eparchia.
Inesistenti sono, in termini di confronto, pure le visite pastorali periodiche sul territorio presso le parrocchie.
Sussisterebbe, sempre in termini di confronto-dialogo, l'assenza di assemblee periodiche (risultano scomparse sia le assemblee annuali diocesane che gli incontri Curia-Presbiteri).
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Chi dei lettori lo desidera può leggere il testo dell'articolo-documento dell'AGI che in realtà apre panoramiche non solo su Piana ma su tutte le Chiese cattoliche-orientali.

Per quanto risulta al Blog finora della triste realtà eparchiale risultano informati i vertici della Congregazione Orientale,
--il  sottosegretario, il dominicano Lorenzo Lorusso, 
--il segretario, il gesuita Arcivescovo Cyril Vasil, 
--il Prefetto, l'argentino Cardinale Sandri,
i quali con spirito pienamente evangelico avrebbero semplicemente archiviato. Per dirne una: di fronte al vestire con paramenti alla latina, addirittura con paramenti tridentini, del Vescovo Gallaro (ordinato -sappiamo noi- in cattedrale vescovo bizantino) i buonisti dirigenti della Congregazione Orientale, piuttosto che convocarlo e capire quanto lui fosse preparato al compito, hanno immediatamente emesso su un foglietto cinque righe di sapienza canonica, una liberatoria in sanatoria. Nessun richiamo disciplinare. D'altronde a sceglierlo e a proporlo al Papa erano stati loro. 

Raggiungere il Papa e informarlo è -forse- l'intento dell'articolo AGI. 

CLICCARE QUI per leggere il lungo articolo-documento diffuso dall'AGI, che prende le mosse dall'intervista al metropolita Hilarion, rilasciata a Il Sole 24Ore. 

Con le immagini ... .... è più facile

GLI ITALIANI ERAVAMO UN POPOLO DI SANTI, POETI E NAVIGANTI.
Eravamo. Adesso siamo ..... col cervello prosciugato ?



NOI SICILIANI SIAMO INGEGNOSI.
IN DUE GRANDI OSPEDALI DI PALERMO ABBIAMO CAPITO COME FARE ALLONTANARE I COLOMBI CHE IMBRATTANO GLI EDIFICI.
€25.000 in appalto per 3 falchi per 12 giorni al mese e per la durata di 6 mesi: I rapaci dovranno scacciare colombi da 2 ospedali di Palermo.
A noi contribuenti costeranno €. 350 € al giorno.

Hanno detto ... ...

Se i politici siciliani
del "nuovo che arriva"
sono questi ...
pure Crocetta appare un gigante

IDA CARMINA, sindaco a 5Stelle di Porto Empedocle
"Porto Empedocle è città d'accoglienza. Il nostro santo, San Calogero, è nero. C'è stato un centro d'accoglienza per immigrati in via Lincoln ed uno nella zona dei Grandi Lavori e nessuno ha mai protestato. In questo caso, il luogo non è adeguato: è vicino ai negozi e questa è una città che vive di turismo, ed è alle spalle della scuola media". 
"Se vera accoglienza deve essere, i migranti vanno portati nelle zone economicamente più floride, - dice - come la Valle d'Aosta ad esempio che ha il reddito pro capite più alto d'Italia. Non certamente a Porto Empedocle"

ANTHONY BARBAGALLO, assessore del Turismo della Regione Sicilia 

Una delle "emergenze che danneggia le nostre eccellenze è l'immigrazione. Non sono razzista e sono per l' accoglienza, ma con alcuni limiti di buon senso. Uno di questi: non distribuire i profughi nei comuni turistici. Non si possono fare Sprar con decine di migranti a Taormina, a Bronte o nel patrimonio Unesco. I migranti vanno distribuiti altrove.
    Perciò chiedo ai nostri solerti prefetti di esentare dall'obbligo di accoglienza i sindaci dei comuni turistici siciliani". 
 "La deroga - aggiunge - riguarderebbe circa una cinquantina di Comuni: tutti quelli sedi di siti Unesco, più quelli a evidente vocazione turistica.
    Non è difficile, secondo me si può fare. Sin da subito". Tra le altre emergenze che danneggiano il turismo nell'Isola, l'assessore ha citato "i pesantissimi danni d' immagine" causati dai "rifiuti, per i quali, oltre ai controlli, urge una rivoluzione culturale" e "quest'anno dagli incendi".

ROSARIO CROCETTA, Presidente Regione Sicilia
 "I poveri e i deboli sono un grande patrimonio dell'umanità e per un cristiano dovrebbero essere tutelati. Dispiace molto sentire parole del genere da parte di un assessore, sono amareggiato". 

venerdì 18 agosto 2017

Ecumenismo. Il Sole 24Ore di ieri (17.08.2017) intervista il Metropolita HILARION

Nell’intervista concessa al Sole 24 Ore, Hilarion mette l’accento sul cammino compiuto dalle due Chiese dopo l’incontro a Cuba, e sulla necessità di collaborare per la soluzione delle grandi crisi in cui si dibatte il mondo, in particolare il dramma dei cristiani in Medio Oriente. Proprio come aveva detto Pietro Parolin nell’intervista pubblicata nel luglio scorso sul Sole 24 Ore : «La questione della pace e della ricerca di soluzione alle varie crisi in corso dovrebbe essere posta al di sopra di qualsiasi interesse nazionale o comunque parziale».
Eminenza, il 27 luglio scorso il segretario di Stato Vaticano, cardinale Pietro Parolin, ha detto che la sfida di oggi, mentre vediamo sottolineate le differenze tra Europa occidentale e Russia, tra Russia e Stati Uniti, è «contribuire a una migliore comprensione reciproca», e costruire un dialogo aperto e rispettoso. Qual è il suo pensiero? Come valuta i progressi compiuti nel dialogo tra cattolici e ortodossi?
Non si possono non condividere le parole del cardinale Parolin sulla necessità di costruire un dialogo aperto e franco sia tra le Chiese che tra Stati. E sono lieto di far notare che negli ultimi dieci anni è stato realizzato un progresso significativo tra la Chiesa ortodossa russa e la Chiesa cattolica romana, così come tra la Russia e la Santa Sede. La collaborazione bilaterale tra le nostre Chiese si snoda in diversi campi. È divenuta possibile grazie a una consapevolezza sempre maggiore di quanto ci unisce la tradizione spirituale del primo millennio della cristianità.
Il richiamo a questa comune tradizione si riflette nella vicinanza tra le due Chiese sulle questioni più attuali del nostro tempo, legate prima di tutto alla crisi dei valori spirituali e all’esclusione della religione dalla sfera della vita sociale nei Paesi occidentali. Negli ultimi anni, purtroppo, è diventato sempre più attuale il problema della persecuzione e discriminazione dei cristiani a opera di estremisti in diverse regioni del mondo. Un problema che preoccupa profondamente tanto la Chiesa ortodossa russa quanto la Santa Sede, e che ci spinge a unire le forze alla ricerca di una soluzione.
Riflesso concreto di questa fiducia e comprensione reciproca è stato l’incontro tra il Patriarca Kirill e Papa Francesco, lo scorso anno a L’Avana.
C’è anche l’aspetto politico del legame tra Mosca e la Santa Sede…
Anche le relazioni tra Russia e Vaticano negli ultimi tempi si sono sviluppate proficuamente. Una dinamica positiva evidenziata dall’avvio di piene relazioni diplomatiche a livello di ambasciate, a fine 2009. Russia e Vaticano hanno posizioni vicine sul fronte della lotta all’estremismo in Siria. Come sapete, nel settembre 2013 Papa Francesco scrisse una lettera al presidente della Federazione Russa Vladimir Putin, invitandolo a contribuire alla pace in Siria. È stato in gran parte grazie alla posizione concordata allora tra Russia e Vaticano che si è riusciti a evitare un intervento militare in territorio siriano, cosa che avrebbe solo aggravato la situazione nel Paese.
Riguardo alla situazione in Ucraina, la Santa Sede ha assunto una posizione ponderata, evitando valutazioni unilaterali. Il Vaticano invita al dialogo e a mettere fine alle azioni militari tra le due parti in conflitto, e insiste sul rispetto degli accordi di Minsk. Noi aspettiamo con entusiasmo la visita a Mosca del cardinale Parolin, perché gli incontri che stiamo preparando aiuteranno a unire i punti di vista e a elaborare una visione comune e diverse soluzioni ai vari problemi.
Durante l’incontro a Cuba, nel febbraio dell’anno scorso, il Patriarca Kirill e Papa Francesco hanno affrontato le crisi più gravi del mondo contemporaneo. Da allora, quali passi sono stati compiuti nel cammino di riavvicinamento tra le due Chiese?
Nell’incontro a L’Avana il Papa e il Patriarca hanno discusso i problemi più attuali nelle relazioni ortodossi-cattolici e per la situazione nel mondo. Osservando, nella loro dichiarazione comune, che «la civiltà dell’uomo è entrata in un periodo di cambiamenti epocali», i rappresentanti delle due Chiese sottolineano la necessità di unire gli sforzi di cattolici e ortodossi nei campi in cui è possibile e necessario: «La coscienza cristiana e la nostra responsabilità pastorale non ci permettono di restare indifferenti alle sfide che richiedono una risposta comune».
Sono convinto che lo sviluppo della collaborazione tra ortodossi e cattolici nelle sfere in cui le nostre Chiese hanno una posizione comune, o vicina, renderà possibile il superamento di preconcetti pluriennali, e il raggiungimento della comprensione reciproca.
Nell’anno trascorso dall’incontro a L’Avana non poco è stato fatto in questa direzione. Come è noto, il motivo principale all’origine dell’incontro stesso è stata la tragica situazione in cui si sono ritrovati i cristiani del Medio Oriente e di altre regioni a causa dei conflitti armati e degli estremismi. Un passo concreto verso lo sviluppo della collaborazione tra ortodossi e cattolici su questo fronte è stata la visita di un gruppo di rappresentanti della Chiesa ortodossa russa e della Chiesa cattolica di Roma in Libano e in Siria, nell’aprile 2016. Le consultazioni condotte con le confessioni locali durante la visita devono essere la base per la definizione di ulteriori progetti comuni diretti al sostegno dei fratelli e delle sorelle che vivono tali drammi.
In seguito all’invito lanciato a L’Avana, nel 2017 cattolici e ortodossi hanno organizzato una serie di iniziative comuni per la difesa dei cristiani in Medio Oriente. Così, nel gennaio 2017 si è svolto a Parigi il 5° Forum europeo ortodosso-cattolico, dedicato al tema della minaccia del terrorismo, legato direttamente alla situazione in Medio Oriente. Un evento importante è stato il Summit mondiale in difesa dei cristiani perseguitati, a Washington nel maggio scorso, con 600 rappresentanti delle Chiese di 136 Paesi. Il summit è nato dall’iniziativa congiunta della Chiesa ortodossa russa e l’Associazione evangelica di Bill Graham. Vi hanno partecipato l’arcivescovo di Washington, cardinale Donald Wuerl, e membri del Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani.
Papa Francesco e il Patriarca Kirill hanno parlato anche della situazione in Ucraina…
Nella dichiarazione comune tra il Papa e il Patriarca bisogna sottolineare l’invito a un’attiva pacificazione e alla solidarietà sociale in Ucraina. Siamo grati alla Santa Sede per l’appoggio alla Chiesa ortodossa ucraina che si è espresso nella condanna dei progetti di legge n. 4128 e 4511, in esame alla Verkhovna Rada (il Parlamento ucraino, ndr). La loro adozione conferirebbe base legale all’esproprio delle chiese della Chiesa ortodossa ucraina, e alla sua discriminazione. La discussione su questi disegni di legge è stata sospesa, ma non ci sono garanzie che non venga ripresa in una nuova stagione politica.
Da ultimo, un risultato positivo dell’incontro a L’Avana è stato un fatto senza precedenti: il trasferimento di parte delle reliquie di San Nicola di Bari a Mosca e a San Pietroburgo, a maggio e giugno 2017. Per due mesi, quasi due milioni e mezzo di fedeli da Russia, Ucraina, Bielorussia, Moldavia e altri Paesi hanno potuto rendere omaggio alle reliquie. San Nicola è uno dei santi più venerati all’Est, come in Occidente. Trasferire da Bari alla Russia parte di queste reliquie è stata una testimonianza concreta di quella tradizione spirituale del primo millennio che unisce cattolici e ortodossi, al di là delle divergenze.
Dobbiamo sviluppare la collaborazione in tutte le direzioni indicate per poter risolvere tanti problemi che preoccupano il mondo contemporaneo.
Si aspettava una tale partecipazione da parte dei pellegrini?
San Nicola è sempre stato uno dei santi più venerati dal popolo russo, a nessun altro santo sono dedicate tante chiese. In primo luogo questa dedizione è legata alla fede della nostra gente, convinta che presto San Nicola risponderà alle loro preghiere e verrà in loro aiuto. Per questo non deve meravigliare che siano venuti così in tanti, pronti a restare in fila per ore, malgrado il maltempo. Con questo pellegrinaggio i fedeli hanno testimoniato la loro fede viva, che 70 anni anni di persecuzione della Chiesa non hanno potuto distruggere. E non soltanto i pellegrini hanno mostrato una fede sincera, ma anche i volontari che li hanno aiutati. Se all’inizio erano soltanto 2.000, alla fine i volontari sono stati più di 14mila. Per la maggior parte giovani, ragazzi e ragazze delle scuole pubbliche.
Si è trattato di un passo importante nello sviluppo del legame tra la Chiesa ortodossa e la Chiesa di Roma. Non di un dialogo a livello di prelati o teologi, ma della partecipazione di milioni di fedeli, grati per la possibilità di baciare i resti del santo più venerato, una devozione che unisce nei fatti i cristiani dell’Est e dell’Ovest.Il trasferimento da Bari alla Russia delle reliquie è stato una testimonianza concreta di quella tradizione spirituale del primo millennio che unisce cattolici e ortodossi, al di là delle divergenze.
Come si iscrive in questo contesto la visita del cardinale Parolin a Mosca? Che aspettative avete, quale potrebbe essere per voi il risultato più grande?
L’invito a Mosca al cardinale Parolin rientra nell’ambito delle relazioni di Stato tra Russia e Vaticano, che negli ultimi anni si sono intensificate grazie alla vicinanza nelle posizioni di Russia e Santa Sede in tutta una serie di questioni dell’agenda internazionale. Come ho già notato, questo riguarda soprattutto la situazione in Medio Oriente e in Ucraina. Come ha detto lo stesso cardinale, proprio il Medio Oriente e l’Ucraina saranno i temi principali dei suoi colloqui con il presidente e il ministro degli Affari esteri della Federazione Russa.
Ma la visita a Mosca del segretario di Stato Vaticano ha naturalmente un grande significato anche per le relazioni tra il Patriarcato di Mosca e la Chiesa cattolica romana. Accanto ai colloqui con i leader politici, il cardinale incontrerà il Patriarca di Mosca e di tutte le Russie, Kirill. E si incontrerà con me, come presidente del dipartimento internazionale del Patriarcato di Mosca – struttura responsabile per le attività estere della Chiesa russa. Discuteremo l’intero spettro delle relazioni bilaterali tra la Chiesa ortodossa russa e la Chiesa cattolica, e spero che tracceremo nuove prospettive per il loro sviluppo.
In che modo la Chiesa ortodossa russa, insieme ai rappresentanti delle altre grandi confessioni, aiuta il popolo siriano?
La Chiesa ortodossa russa ha sempre sostenuto i legami di amicizia con i popoli del Medio Oriente, considerando come propri i loro drammi. Dai primi giorni della guerra in Siria, il Patriarca di Mosca alza instancabilmente la voce in difesa dei suoi abitanti, sollevando questo tema in tutte le sedi più autorevoli, in Russia e all’estero, comprese le Nazioni Unite, il Consiglio d’Europa e l’Osce. Con la benedizione del Patriarca Kirill in tutte le nostre chiese e nei monasteri si organizzano raccolte per l’acquisto di aiuti umanitari. Poi con l’aiuto delle strutture statali competenti gli aiuti vengono mandati alle legittime autorità siriane. A questo scopo delegazioni miste, religiose e statali, si sono recate più di una volta a Damasco.
Infine, nell’aprile 2017 sotto l’egida del Consiglio presidenziale per la cooperazione con le istituzioni religiose è stato istituito un gruppo di lavoro di cui fanno parte delegati di confessione cristiana e musulmana. Tra le sue attività la raccolta di generi di prima necessità e medicine che in giugno sono stati inviati in Siria. Tutti i partecipanti al progetto intendono continuarlo nel prossimo futuro.
Tornando ai rapporti tra cattolici e ortodossi, qual è a suo avviso il più grande ostacolo che ancora si pone tra le due Chiese?
La questione più delicata nelle relazioni tra le nostre Chiese è l’”unia”, che da secoli danneggia pesantemente i rapporti tra ortodossi e cattolici (si definiscono uniate le chiese orientali con rito proprio che, in età moderna, ristabilirono la comunione con la Chiesa di Roma, ndr). Nella dichiarazione comune di Papa Francesco e del Patriarca Kirill si sottolinea che «il metodo dell’uniatismo del passato, inteso come unione di una comunità all’altra, staccandola dalla sua Chiesa, non è un modo che permette di ristabilire l’unità».
Oggi è possibile osservare le conseguenze devastanti dell’unia per l’Ortodossia nelle azioni provocatorie e aggressive della Chiesa greco-cattolica ucraina, cresciute di intensità dopo i fatti di Kiev del febbraio 2014. Negli ultimi anni abbiamo ascoltato dalla dirigenza uniate una gran quantità di dichiarazioni politicizzate e aggressive, offensive nei confronti della Chiesa ortodossa russa e del suo Rappresentante. Assistiamo a un’espansione del proselitismo, che si manifesta nella formazione di nuove strutture canoniche della Chiesa greco-cattolica ucraina nelle terre tradizionalmente ortodosse nel Sud e nell’Est dell’Ucraina. Ci sono stati chiari inviti alla violenza e tentativi di esproprio di chiese ortodosse da parte degli uniati. Questi attacchi non possono certo aiutare la comprensione e la fiducia tra la Chiesa ortodossa russa e quella cattolica romana. E tuttavia non perdiamo la speranza di poter trovare in futuro una soluzione a questi gravi problemi. Siamo anche riconoscenti a Papa Francesco per la comprensione che ha della posizione del Patriarcato, e la sua disponibilità a una collaborazione costruttiva.

I giornali. Gli italiani non leggono e la vendite crollano

In Italia crollano le vendite dei giornali.
Negli ultimi dieci anni le copie vendute si sono più che dimezzate. Ha addirittura chiuso L'Unità, testata del Pd, ed un tempo voce del Pci.
--Il Corriere della Sera vendeva 430 mila copie nel 2007, oggi è a poco più di 200 mila copie.
--La Repubblica ne vendeva 360 mila  nel 2007, oggi ha dimezzato e naviga sulle 180 mila copie.
--La Stampa, pure essa ha dimezzato, e oggi è sulle 120 mila copie.
--Il Sole 24Ore ha perso  nell'ultimo decennio i due terzi dei lettore; da 180 mila copie vendute è adesso a 58 mila.
--Il Giornale e Libero, che coltivano l'area di centro destra, sono crollati  rispettivamente da 180 mila e 100 mila copie vendute a 60 mila e 25 mila.
--Il Fatto Quotidiano, nel 2007 non esisteva, adesso vende circa 35 mila copie.
Vanno bene i giornali digitali, ma non compensano in termini di entrate da pubblicità quanto perde la carta stampata.  

I giornali di oggi




Hanno detto ... ...

GIANFRANCO PASQUINO, politologo 
La questione vera è che nel Pd non esiste cultura politica, anzi è un partito che è nato avendo abbandonato le culture politiche.
Ci avevano raccontato che il Pd nasceva dalla contaminazione del meglio delle culture politiche del Paese, quella cattolico- democratica e quella marxista- gramsciana. Si sono dimenticati la cultura socialista, e non a caso nessun socialista è entrato nel Pd. Ma dove sarebbe oggi questa contaminazione con cui ci hanno ammaliato? 
Qualcuno oggi sa dire quale sia la cultura politica del Pd? Io credo nessuno sia in grado.
Chi si sente di sinistra elabora la sua posizione in riferimento ad alcuni valori. Ci si può dire di sinistra se si è laici; se si pensa, come scriveva Norberto Bobbio, che le disuguaglianze debbono essere contenute e ridotte; se si crede che un Paese debba garantire a tutti i cittadini uguaglianza di opportunità non solo in ingresso, ma in ogni passaggio della vita, dalla scuola al lavoro. 
Si è di sinistra, insomma, se si ha come cardine la giustizia sociale.

Io concordo sul fatto che la scissione sia un male per ogni partito, ma nel caso del Pd ritengo che sia stata resa inevitabile e che sia addirittura giunta tardivamente. Attenzione, non penso che le scissioni risolvano problemi, ma ritengo anche che, quando esse avvengono, il gruppo dirigente del partito abbia l’obbligo di chiedersi che cosa è stato fatto per evitarle. Invece ricordo che nel Pd gli atti di dissenso venivano castigati, anzichè affrontati con risposte politiche.

La socialdemocrazia tedesca di Willy Brandt. La sinistra italiana ha fatto di tutto per farsi del male da sola e arrivare nelle condizioni in cui versa oggi. A partire dall’estremo conformismo del Pci e dall’eccesso di personalizzazione del Psi.

ROMANO PRODI, ex premier
"Le Ong? Credo sia indispensabile la regolamentazione ma il salvataggio delle vite umane non deve essere messo in secondo piano". 
"Le migrazioni sono incontrollate perchè frutto della guerra in Libia, che doveva durare solo poche settimane ed invece sta durando più della seconda guerra mondiale. Non bastano gli accordi tra i governi occorre coinvolgere con un accordo le 20 tribù libiche che detengono molto potere, ma anche qui non vedo una seria volontà di nessun politico europeo".

Barcellona. Sotto attacco

L'Odio è l'humus entro cui prosperano i terroristi.

 Chi odia è prigioniero del suo rancore.

 Solo chi ama è un uomo libero


un furgone uccide 13 persone e ne ferisce 80 

Due persone sono state arrestate perché ritenute coinvolte nell'attentato di Barcellona, dove ieri un furgone ha investito i pedoni sulla Rambla: 13 le persone uccise e diverse decine i feriti. 
Altre due persone sarebbero in fuga. 
"Uno degli autori dell'attacco è stato ucciso in una sparatoria con la polizia a Sant Just Desvern", una decina di chilometri a ovest di Barcellona. L'ucciso avrebbe tentato di forzare un posto di blocco. 

Tre italiani sono rimasti feriti nell'attentato a Barcellona', 

Gli indizi raccolti finora confermano che l'azione di Barcellona non è stata opera di un lupo solitario, ma di una cellula. 

giovedì 17 agosto 2017

Sambuca di Sicilia. Dista pochi chilometri da noi, ma l'impegno culturale continuo pare provenire da un altro pianeta

Al via da stasera fino a sabato 19 agosto a Sambuca di Sicilia le Feste Saracene
Tra i vicoli del quartiere Saraceno del Borgo dei Borghi si svolgerà ogni sera, a partire dalle 20:30, andrà in scena la storia dell'antica Zabut, fondata intorno all'830 dall'emiro Al Zabut, fino alla cacciata degli arabi avvenuta nel tredicesimo secolo. 
Alla rievocazione storica, curata dal regista Rocco Chinnici, prenderanno parte 130 figuranti, in gran parte abitanti del borgo, che vestiranno i panni degli antichi saraceni. 
L'iniziativa, promossa dall'amministrazione comunale, si avvale anche della collaborazione del gruppo medievale Regius.


    "Tutta la comunità di Sambuca è coinvolta in questo evento - spiegano il sindaco Leo Ciaccio e l'assessore alla cultura Giuseppe Cacioppo - come già avvenuto due anni fa in occasione di I Art e in occasione delle ultime festività natalizie con il presepe vivente". 

Sabato 19 agosto a Sambuca si svolgeranno anche lo Street Food Fest e il Festival della birra artigianale.
(ANSA).

mercoledì 16 agosto 2017

Economia. Nel mondo globalizzato ... la democrazia

La politica keynesiana di piena occupazione (I)
=La Prima Guerra Mondiale ha spostato il baricentro economico dall'Europa agli Usa,
=La crisi del '29 ha portato la disoccupazione alle stelle
=La Seconda Guerra Mondiale -dal punto di vista dell'economia- ha avviato tre decenni di crescita. Fu la crisi del petrolio del 1973 a porre fine all'età dell'oro.
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Nel periodo tra la fine della Prima e l'inizio della Seconda guerra mondiale si assistette al crollo di tutti gli ideali che erano sorti nell'Ottocento. Il periodo si caratterizzò da eventi contraddittori fra loro: rivoluzioni e involuzioni, crescita economica e crisi, governi autoritari e instabilità soci-politica.
In Unione Sovietica si afferma il modello economico comunista, negli Usa nel 1929 crolla la Borsa di New York, in Germania la  disoccupazione nel 1932 arriva al 30%. Erano tempi quelli in cui per i disoccupati non esistevano coperture sociali solide.
Negli Stati Uniti la produzione industriale crollò del 40% e gli investimenti addirittura del 90%. ll futuro appariva nero e la gente non spendeva quasi nulla di ciò di cui disponeva.
In questo contesto la disoccupazione crebbe a livelli massimi mai raggiunti prima.

Nel quadro di Grande Depressione economica cominciò a diffondersi la voce di uno dei più grandi economisti  di tutti  tempi, il britannico John Maynard Keynes.   
(segue)

Pigliando spunto da quanto accade a Pizzillo da due anni, dove non arriva l'acqua potabile, scopriamo che i diritti inalienabili ...



L'acqua a b.go Pizzillo ad una settimana dall'avvenuta e tanta enfatizzata riparazione del guasto alla condotta idrica a valle di Piano Cavaliere non viene ancor erogata. A Roccella scorre in abbondanza, in misura eccedenti i bisogni. Quella di enfatizzare la riparazione del guasto su internet ci è sembrata inappropriata: una frana in pieno mese di giugno.
Tutto da noi, in Sicilia, viene comunque enfatizzato. Cio' che e' normale e ordinaria amministrazione lo enfatizziamo se ci consente - ingannando- di apparire salvatori della patria.

L'ordinaria amministrazione in Sicilia pero', sia pure enfatizzata, non sempre viene eseguita con criteri di uniformità e di visione complessiva. Se la Costituzione dice che la legge e' uguale per tutti, da noi, in Sicilia, a Contessa Entellina, iniziamo subito a porre i nostri paletti.
La Condotta idrica dei borghi
è stata riparata una settimana fa.
A Pizzillo per scelta
ancora l'acqua però non viene erogata.
Erogare l'acqua dalla condotta dei borghi è ordinarissima amministrazione ( a parte le frane del mese di giugno non individuate nei tempi ordinari). Basterebbe fare la ricognizione dei residenti a Roccella (pochissimi), di quelli di Pizzillo (pochi, ma forse più di quelli di Roccella), di quelli di Piano Cavaliere (i piu' numerosi) e di quelli di Cozzo Finocchio (abbastanza). Fatta la ricognizione bisogna passare  all'erogazione idrica per le " persone " prioritariamente, quindi per le bestie e poi, se restano indici aritmetici disponibili, per gli orti.
L'acqua potabile serve anzitutto per la sopravvivenza ed il benessere umani.

Fin qui l'ordinaria amministrazione.
La straordinaria amministrazione va impostata in tempi antecedenti gli eventi che possono capitare.
1) Un accordo col Consozio per eventualmente attingere acqua dalla sorgente Caselle non va immaginato a Ferragosto ormai trascorso,
2) tutte le sorgenti comunali, da Koko a Ciocali, non si tengono sotto controllo ogni trentennio, quando si scopre che il 60 per cento dell'acqua si disperde.

Fatta la disquisizioni fra l'ordinaria e straordinaria amministrazione  una cosa resta ferma in noi, anzi un principio irrinunciabile: i cittadini in Italia in qualsiasi luogo risiedano non possono essere discriminati. Il borgo Pizzillo è una frazione di Contessa Entellina, ossia una parte di Contessa. Chi vive lì deve avere l'acqua potabile prima delle bestie e degli orti di altri posti. Si, prima pure delle meritorie ed inevitabili attività produttive.
Sta tutta qui la sensibilità e la visione di civiltà dei nostri giorni e del nostro Occidente: l'essere umano prima di tutto, da questa scelta di vita poi inevitabilmente discenderà la Bellezza e la Prosperità di tutto il resto.

martedì 15 agosto 2017

Pietro Gullo. Leggere nel mistero della vita per gioire, sempre (VI)


SCRIVERO' DELLE PICCOLE 
STORIE SU QUESTO TEMPO

C'e' caldo. Sono solo a Pizzillo. 

Qui, sognando il giardino della Comunità della Pace, 
non c'è acqua, non ci sono uccelli; rettili innocui al dire di molti, si. 
E' il 1990.
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p. Pietro Gullo
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Leggo contemporaneamente più di un libro scritto da p. Pietro Gullo. Sono tutti interessanti e a volte spunta l'urgenza di voler sapere cosa scrive nell'altro libro.


Saggista, poeta e pittore p. Pietro non può che essere un uomo creativo ed un uomo concreto. Uomo che riflette.
Per conoscerlo meglio e' utile leggere cosa pensa p. P. Gullo di p. P. Gullo .


" Me ne vanto e non poco di avere vissuto e continuare a vivere in campagna nell'esperienza della Comunità Trinità della Pace non come turista né da agriturista, ma pienamente coinvolto, beneficiando delle belle stagioni, faticando nei tempi duri.

La lunga esperienza mi ha fortificato, lasciando evolvere non la fantasia sentimentale e poetica, ma la rudezza necessaria per essere uomo di terra, esperto più di coloro che si credono sapienti e capaci e vivono ... in città !
La saggezza di cui mi vanto mi da il privilegio di alzare la voce, perche' l'esperienza che si acquista vivendo in campagna, notte e giorno, non è paragonabile all'esperienza  che si nutrono di libri o all'esperienza di coloro che lavorano la terra per interesse, a intermittenza.

Ho sempre desiderato la vita che vivo, non per anelito naturalistico, ma per vocazione. Sono figlio della terra e tale voglio realizzarmi, dando splendore alla ricchezza incalcolabile di questo pianeta - nello spazio e nel tempo concessomi- prima ancora di pensare ad altre galassie, universi e multiverso.
Non credo nelle santità estatiche, angeliche, spirituali. Non ci voglio credere. E' tutta la vita che lotto affinché il Vangelo sia vissuto nella sua concretezza e non nelle astrattezze teologiche, dottrinali, teoretiche ... che creano dualismi e fantasmi, oltre che illusioni di santità tristi. Perché l'uomo senza terra  è meno uomo, incapace di realizzarsi, e non ci sono dei o Dio capaci di oltrepassarci, essendo questa la nostra meravigliosa grandezza: uomini e donne di terra, nella terra, per la terra."
Da " Dovunque alberi"  pag. 74-75

Il Blog. La memoria e la Storia per vivere il Presente e per sperare nel Futuro.

In questa seconda metà di agosto il Blog compirà il compleanno.
Da quest'oggi, in seguito ad una critica pervenuta e che è stata bene accolta perché fa pensare e riflettere per meglio predisporci al buon vivere e agire, mi sono posto l'interrogativo se è ancora valido lo schema, l'idea di base, del suo (del Blog) procedere e del suo sussistere. 

Il Blog è sorto in seguito ad una vicenda, ad un fraintendimento comunitario, avvenuto nella nostra piccola realtà contessiota. Lo abbiamo poi usato in altre problematiche ordinare e straordinarie della nostra società, però nelle intenzioni dell'autore l'idea di base del suo procedere è sempre rimasta, ed è riportata sulla testata del sito, la linea di fondo: 

La memoria e la Storia per vivere il Presente e per sperare nel Futuro.  

Cosa immaginiamo ?
Che per comprendere il presente e tutto ciò che ci capita attorno, sia localmente che globalmente, è bene conoscere i precedenti, i fatti del passato e se si vuole pure la Storia (quella con la S maiuscola).

Precisiamo.
Non è il passato in quanto tale che ci interessa (anche se serve, e serve moltissimo), ma ci proponiamo di cogliere presupposti e ragioni dell'oggi, dell'oggi che ci sta davanti, in vista di ciò che potrà essere il domani.
Non siamo quindi interessati alla pura cronologia di vicende, ma a ciò che gli storici definiscono "intreccio di tempi e problemi".

Alla base c'è comunque il desiderio di conoscere e l'aspirare ad una società migliore, frutto del confronto di visioni che sempre saranno (e devono essere) diverse fra noi esseri umani.