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domenica 25 settembre 2016

Sandro Pertini. Il Presidente- Partigiano nacque a Stella 120 anni fa'


Alessandro Pertini è nato a Stella in provincia di Savona il 25 settembre 1896.

E' stato politico, partigiano e giornalista. Presidente della Repubblica Italiana, dal 1978 al 1985.

Sebbene si fosse in più occasioni dichiarato ateo, negli anni ha stretto una profonda amicizia con il pontefice Giovanni Paolo II che accorse a trovarlo in ospedale nel 1987 quando Pertini viene colto da malore durante i funerali del generale Giorgieri ucciso dalle Brigate Rosse.

Si spense nel suo appartamento a Roma il 24 febbraio 1990.

Hanno detto ... ...


Intervista a Stefano Rodotà di Simonetta Fiori. (Repubblica 23.9.16) 
LA DIGNITA' 

Stefano Rodotà analizza una delle parole chiave della nostra contemporaneità: 
“Le leggi devono proteggerla, è ciò che ci rende umani”».
Tra le parole chiave del nuovo millennio è la più abusata. Forse la più calpestata. La dignità è anche un lemma centrale nel dizionario autobiografico di Stefano Rodotà, che dai diritti sul lavoro a quelli dentro la famiglia, dalla tecnocrazia alla tutela della privacy, ne ha fatto la bussola di una ricerca intellettuale e politica cominciata oltre mezzo secolo fa. Dignità è oggi il tema del nuovo Festival del diritto, da lui fondato a Piacenza otto anni fa.

Perché oggi si parla molto di dignità? 
«È la parola che evoca direttamente l’umano, il rispetto della persona nella sua integrità. Ed è ancora più immediata di parole storiche come eguaglianza, libertà, fraternità. C’è una bellissima frase scritta da Primo Levi: per vivere occorre un’identità, ossia una dignità. Senza dignità l’identità è povera, diventa ambigua, può essere manipolata».

Ma la parola rischia di essere contraddetta dai fatti. L’Ue, ad esempio, esordisce nella sua carta dei diritti fondamentali con il termine dignità. Ma sembra dimenticarsene con i migranti, alzando muri. 
«Sì, c’è uno scarto fortissimo. Quando nel Duemila è stato scritto quel documento, nel preambolo si è voluto rimarcare che l’Europa pone al centro della sua azione la persona. Lo sta facendo? No. Una contraddizione che incrina il patto cittadini-istituzioni».

Una promessa non adempiuta. 
«Con conseguenze molto gravi. Il mancato rispetto della dignità produce un effetto di delegittimazione. Tu non mi riconosci nella mia pienezza di persona degna e io non ti riconosco nella tua sovranità istituzionale. Da qui la rabbia sociale che alimenta il terrorismo e il caos geopolitico. Difendere la dignità è difendere la democrazia».

La parola dignità ha segnato l’epoca successiva alla seconda guerra mondiale. «Non è un caso che quando la Germania ha cercato un termine per reagire alla devastazione nazista ha trovato proprio dignità. Compare nel primo articolo della costituzione. E compare nella carta costituzionale dell’altro grande sconfitto, l’Italia».

In Italia la parola acquista una coloritura più forte. 
«Sì, le si affianca un attributo fondamentale: dignità sociale. La dignità è anche nel rapporto con gli altri. Tu non puoi negarla al prossimo nel momento in cui la rivendichi per te stesso. I costituenti italiani strapparono la dignità da una condizione di astrattezza, fornendole una solida base materiale. Prendiamo l’articolo 36: il lavoratore ha diritto a una retribuzione proporzionata alla qualità e alla quantità del suo lavoro e sufficiente a garantire a sé e alla sua famiglia un’esistenza dignitosa. Cosa volevano dire i nostri padri? La dignità non è a costo zero. Esistono diritti che non sono a costo zero».

L’aver introdotto nella nostra carta il pareggio di bilancio indebolisce questi diritti?
«Non c’è dubbio. L’articolo 81 è un vincolo fortemente restrittivo e non necessario. Giustificato con il solito ritornello: ce l’ha chiesto l’Europa».

La crisi economica ha giocato contro. 
«Sì. Ma ha inciso soprattutto la pretesa di spostare nella sfera economica il luogo dove si decidono i valori e le regole. Questo ha comportato uno spostamento del potere normativo: poiché sono io quello che gestisco il danaro e investo, sono io che detto le regole. Il tramonto dello Stato costituzionale dei diritti».

La dignità è una parola flessibile, adatta alla contemporaneità liquida. Come cambia nell’epoca della tecnologia?
«Un primo importante cambiamento riguarda la costruzione stessa dell’identità. Quando io posso raccogliere una serie di informazioni su una persona, e sono anche in grado di fare valutazioni prospettiche — se ha fatto questo, farà anche quest’altra cosa — in sostanza io sto partecipando alla costruzione della sua identità».

L’identità e dunque la dignità vengono manipolate. Ma c’è un’altra offesa della dignità che riguarda le persone che mettono in piazza la propria intimità. Con esiti che possono condurre al suicidio. 
«Qui entriamo in un terreno molto complicato. Quando io metto in circolazione delle informazioni che mi riguardano devo sapere che la rete determina effetti di moltiplicazione. E quando io ricevo informazioni che riguardano altre persone dovrei riconoscere una sfera privata che non posso manipolare».

Ma come si tutela la dignità dei sentimenti in rete?
 «La prima cosa che mi viene da dire: tieniteli per te. Ma il problema dei sentimenti è un problema di relazione: sono in gioco i miei rapporti con un’altra persona, con un gruppo. E allora bisogna porre dei paletti: prima di far circolare contenuti che riguardano altri devo preoccuparmi che ci siano il consenso o la consapevolezza di quelle persone».

Un altro versante riguarda la dignità del morire. In Italia non esiste ancora una legge sul testamento biologico.
«E per fortuna, oserei dire. La legge prospettata era molto restrittiva, rispetto a una coraggiosa sentenza della Corte Costituzionale che nel 2008 riconobbe il diritto del governo del corpo esercitato in piena autonomia. Il legislatore ha il vizio o la propensione a impadronirsi della vita delle persone. In Italia abbiamo diffidenza verso le decisioni autonome: la libertà non è vista come bene da salvaguardare ma rischio da tenere sotto controllo».

Dalle tecnoscienze alla bioetica, dalla privacy ai diritti d’amore, dignità è la parola chiave del suo impegno.
«Sì, ma l’ho scoperto piano piano: la dignità è un modo antropologico di vivere. Se io riconosco a una persona dignità, non posso comportarmi come se questa consapevolezza non l’avessi mai acquisita».”"

sabato 24 settembre 2016

Economia. Nel mondo globalizzato ... la democrazia

Messo da parte lo scivolone in cui è incorso il Ministero della Salute guidato da Beatrice Lorenzin (Ncd) per gli aspetti di cattivo gusto che traspaiono dal messaggio del manifesto qui accanto postato e lanciato all'attenzione dell'opinione pubblica per stimolare, nelle intenzioni, la crescita demografica del nostro paese, vediamo di capire cosa si vorrebbe effettivamente trasmettere dalle nostre autorità di governo giovandoci di un recente volumetto di Economia edito dalla RBA e in edicola in questi giorni.

Lo stato di benessere raggiunto da un paese avanzato (welfare) può reggersi in stretta connessione col suo livello demografico. La scienza economica e' giunta alla conclusione infatti che più un paese raggiunge livelli di benessere e più in esso crolla la fertilità, ossia più diminuiscono le nascite.

Il fenomeno è chiamato dagli economisti "paradosso demografico-economico" e mostra una correlazione inversa tra il miglioramento delle condizioni di vita e di benessere da un lato e il numero di figli per ciascuna donna (tasso di fertilità) dall'altro.
Relazione questa rilevata oltre due secoli fa', nel 1798, da Thomas Malthus (1766-1834) quando appurò e scrisse che la vita agiata  agisce da freno sugli  istinti riproduttivi degli esseri umani.

Qualcuno potrebbe interrogarsi: perchè lo Stato dovrebbe volere più figli dagli italiani ? queste non sono scelte della vita privata ?

Il grado di benessere (welfare) dipende proprio dal "giusto" livello di fertilità. In molti paesi dell'Occidente il basso livello della natalità sta incidendo direttamente sulle condizioni che rendono possibili il benessere; infatti col decrescere della popolazione attiva (quella che lavora e produce il PIL) conseguentemente decrescono le fonti di futura contribuzione vincolate al pagamento delle pensioni, delle indennità di disoccupazione, assegni familiari  etc.
In pratica gli italiani mettendo in vita  pochi figli stanno creando le premesse per cui fra qualche decennio non ci saranno contribuenti sufficienti per pagare tutte le pensioni (e non solo queste)  della popolazione sempre più invecchiata.

Gli economisti -sostanzialmente- calcolano che più diventiamo ricchi più creiamo le condizioni di un futuro crak. L'aumento dell'1% del PIL nazionale (e di quello per abitante) riduce la fertilità di mezzo punto percentuale.

Chissà se qualcuno dei nostri lettori avrà riflettuto sul perchè i governi dell'Europa (quelli democratici, non certo quelli alla Salvini) -pur senza farlo sapere o comunque senza gridarlo- sono propensi ad accogliere manodopera immigrata, specialmente se possiede livelli culturali elevati. Essa dopo qualche anno di formazione e ambientazione entrerà nel sistema produttivo della Germania, della Svezia etc e pagherà "contributi sociali" utili per consentire l'erogazione delle pensioni ai Tedeschi, agli Svedesi etc. 

giovedì 22 settembre 2016

La pensione degli italiani. Conseguirla non è facile (come quando la si otteneva con 15 anni di contribuzione)

La pensione anticipata Ape

Il sistema pensionistico -già stravolto dalla riforma Fornero- dovrebbe subire dei ritocchi mediante l'anticipo pensionistico -Ape- e con altre misure ancora.
    L’Ape introdurrà la possibilità di poter accedere alla pensione anticipata a 63 anni a decorrere dal 2017 per i lavoratori nati tra il 1951 e il 1953 e nel 2018 per i nati tra il 1952 e il 1955. 
    Un anticipo fino a 3 anni e sette mesi rispetto ai requisiti di vecchiaia standard che verrà introdotta, per il momento, in via sperimentale per i prossimi due anni ma sarà valida per tutti i lavoratori, dipendenti e autonomi.
    L’Ape funzionerebbe come un anticipo e non come una vera e propria misura di salvaguardia: l’anticipo pensionistico dovrà essere restituito, a rate, non appena si saranno raggiunti i requisiti maturati per il pensionamento.
    Per ogni anno di anticipo richiesto, il lavoratore pagherà il 5% o il 6% dell’assegno di pensione, da restituire in 20 anni. Se si è andati in pensione 3 anni e 7 mesi prima, il massimo previsto, la quota oscillerà quindi tra il 20 e il 25%.

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    La campagna di comunicazione avviata dal Ministero della Salute è davvero fuori luogo: sa di razzismo, di discriminazione (i bianchi ed ii biondi sono il meglio del mondo).

    I neri e .... sono il peggio ?.
    Che gente è quella che ci governa ?

    mercoledì 21 settembre 2016

    Rosario Livatino. "Essere credenti non serve se non si è credibili"

    Ventisei anni fa veniva assassinato Rosario Livatino, il giudice per il quale è in corso dal  19 luglio 2011 il processo di beatificazione.


    Ha dichiarato Pietro Grasso, presidente del Senato: "Livatino aveva una fede incrollabile e un altissimo senso della giustizia. 
    Diceva: 'Non vi sarà chiesto se siete stati credenti ma se siete stati credibili’. 
    Le sue parole, la sua vita, lo hanno reso un punto di riferimento ideale per tutti coloro, magistrati e non, che credono nella legalità".


    L'Occidente, il post-moderno della dimenticanza, gli altri --n. 26--

    71) L'Illuminismo ha sganciato la cultura europea dal peso dei dogmi della Chiesa, di quella romana soprattutto.
    Alla storia sacra, guidata da Dio nei suoi insondabili disegni è subentrata la storia della ragione umana.
    L'uomo occidentale organizza da solo la sua felicità, conquista la propria salvezza, domina la natura, aumenta le sue ricchezze e la sua potenza.
    La storia è stata desacralizzata, il mondo "disincantato".
    Senza più misteri impenetrabili nell'esistenza umana, il mondo ha perso il suo carattere magico, incantevole.

    72) I filosofi dei Lumi e i loro successori non sospettarono mai che un giorno sarebbero stati additati come coloro che hanno "disincantato" il mondo.
    Essi pensavano di aver liberato il mondo dall'oscurantismo, di avergli aperto le porte della ragione della conquista del progresso continuo.
    Da quel disincanto è nata l'era delle rivoluzioni, della caccia ai tiranni, della lotta contro la miseria e la fame. E' sorta la felicità "laica", la città degli uomini nel possesso della ragione. 
    Sono morti dalla Rivoluzione francese  in poi in nome della felicità laica milioni e milioni di uomini ed insorte guerre civili (in Europa e altrove) difficili da contare, ci sono state due guerre mondiali, poi la guerra fredda, prolungamento delle due guerre mondiali ed il tutto potrebbe ritenersi il prolungamento ininterrotto delle guerre di religione.

    73) L'Illuminismo ha davvero disincantato il mondo ? 
    Dal Rinascimento in poi esso però si compiace osservando il resto del mondo, quel resto del mondo che non l'ha seguito dall'uscita delle religioni.

    Economia. Nel mondo globalizzato ... la democrazia

    RIFLESSIONI INUTILI

    La globalizzazione
    Non è contestabile, nell'aspetto astratto e generale, il concetto di un mondo più unificato da ogni sorta di scambio, aperto ad ogni sorta di affari.
    Lo svincolo del capitale finanziario dalle pastoie che ne anchilosavano la prontezza dei trasferimenti da un paese all'altro non è però senza conseguenze. 
    Oggi vengono considerati ingombranti e da eliminare tutte le forme d protezione e garanzia conquistate dal mondo del lavoro dall'Ottocento al Novecento in tutto l'Occidente.
    Cosa sta veramente accadendo ?
    Quante più produzioni vengono trasferite in aree con costi di lavoro meno elevati, tanto più aumenta l'insicurezza del lavoro nelle aree avanzate dell'Occidente e tanto più si indebolisce il movimento sindacale che a tanti pare non sappia più far fronte all'erosione dei benefici salariali. Non è questione di inettitudine di Susanna Camusso rispetto al triduo Lama-Carniti-Benvenuto degli anni settanta.
    Ciò che sta avvenendo non è altro che l'acquisizione del potere discrezionale nell'organizzazione sociale  del lavoro da parte del fattore "capitale". Stanno crollando i precedenti equilibri di convivenza fra le classi sociali dell'Occidente.
    La globalizzazione sta producendo i suoi effetti (imprevisti ?). 

    Hanno detto ... ...

    GILBERTO CORBELLINI filosofo ed epistemologo 

    Viviamo, e alleviamo i giovani, in una cultura nazionale “antiempirica”, dove fatti e opinioni sono confusi prima di tutto da chi dovrebbe insegnar loro a saperli distinguere. Cercare di portare prove di quello che si dice non è costume degli intellettuali italiani, in generale.
    Siamo il paese dove è stato descritto il familismo amorale e dove l’educazione cattolica ha un forte peso in età giovanile. Inoltre i programmi scolastici e il genere di cultura umanistica propinata ai giovani, carente di letteratura e filosofia anglosassone, non aiutano a capire il funzionamento del mondo moderno.


    ETTORE LIVINI (Repubblica 19.9.16)

    Il Grande fratello dei semi si prepara a ridisegnare il futuro dell’agricoltura mondiale. Il suo mantra ideologico — basta leggere i siti dei colossi del settore — è sempre lo stesso. «Una persona su otto va a letto affamata — recita quello della Dupont — . Se vogliamo garantire cibo a tutti nel 2050 dobbiamo aiutare i contadini a rendere più produttivi i campi». Come è sotto gli occhi di tutti: le 7mila aziende sementiere attive nel 1981 sono quasi sparite. Un’ondata di fusioni e acquisizioni ha concentrato il 63% del mercato nelle mani di tre colossi (Dow-Dupont, ChemChina- Syngenta e Bayer-Monsanto). Le stesse società — guarda caso — che controllano il 75% del business di pesticidi e diserbanti in un groviglio di conflitti d’interessi in cui «l’industria è costretta a vendere i semi assieme ai prodotti agrochimici per non fare harakiri», come accusa Vincenzo Vizioli, presidente dell’Associazione italiana agricoltura biologia. Ultimo e più famoso esempio: il discusso ed efficacissimo glifosato (unico neo, è un sospetto cancerogeno) promosso in rigorosa abbinata con i semi hi-tech modificati per resistere ai suoi effetti. L’era del seme unico — dicono i critici — ha già avuto effetti devastanti: la Fao ha certificato che nel ventesimo secolo, a forza di specializzare le colture, abbiamo perso il 75% della biodiversità e che un altro terzo se ne andrà entro il 2050. Uno scotto da pagare, dice l’industria: sviluppare un seme super efficiente (e spesso transgenico) può costare 136 milioni di dollari, un nuovo pesticida può arrivare a 250 milioni. «Solo le imprese di grandi dimensioni hanno i soldi per la ricerca necessaria alle sfide del futuro — spiega Lorenzo Faregna, direttore di Agrifarma, l’organizzazione degli imprenditori di settore — E la fanno con controlli rigidissimi. In Italia, per dire, siamo monitorati da tre ministeri: Ambiente, Salute e Agricoltura».
    I risultati, assicura la European seed association, la potentissima lobby di settore, si vedono: incroci e selezioni usciti dai laboratori dei big dei semi «contano per il 74% degli aumenti di produttività in campo agricolo e hanno garantito carboidrati, proteine e oli vegetali per 100-200 milioni di persone aggiungendo 7mila euro di reddito agli agricoltori».
    Chi lavora davvero la terra la pensa in un altro modo: «Stiamo creando un oligopolio pericoloso per contadini e consumatori — dice Roberto Moncalvo, presidente Coldiretti — . Il modello proposto dai big del settore, semi standardizzati e omologati assieme ai fitofarmaci, non funziona più. Le grandi aziende controllano i prezzi, ovviamente a loro uso e consumo. E vanno controcorrente in un mondo dove le coltivazioni Ogm stanno calando e dove la tendenza è rilanciare la biodiversità e ridurre, come si fa con successo in Italia, l’uso di pesticidi e diserbanti».

    martedì 20 settembre 2016

    La Corte Costituzinale. Toglie dal fuoco qualche castagna al governo

    LA STAMPA


    Era nell'aria da giorni, ma decidendo ieri di rinviare a dopo il referendum l'udienza sull'Italicum fissata al 4 ottobre, la Corte costituzionale ha tolto ogni alibi ai partiti che da tempo si battono per cambiare la legge elettorale e al governo che più di recente ha cominciato a dirsi disponibile. Un'eventuale dichiarazione di incostituzionalità della legge, infatti, avrebbe reso urgente e forse avrebbe imposto subito la calendarizzazione parlamentare della riforma della riforma. Adesso sarà il risultato delle urne a stabilire cosa servirà fare: se vince il «No» infatti il Senato rimane tale e quale e una legge come l'Italicum che vale solo per la Camera perderà di senso. E ognuno dovrà assumersi le proprie responsabilità. A cominciare dalla minoranza bersaniana del Pd, che dopo aver, seppure con molte riserve, approvato l'Italicum in Parlamento, ci ha ripensato e ha fatto della correzione della legge la condizione per dire «Si» al referendum costituzionale.
    Bersani è stretto tra D'Alema che guida il fronte del «No» e Renzi che, aprendo a sorpresa alla richiesta di modifica dell'Italicum, chiede ai bersaniani, intanto di approvare la riforma costituzionale nelle urne, in vista di un successivo confronto sui meccanismi elettorali, oppure di dire con chiarezza che voteranno «No», capovolgendo quella che era stata la loro posizione in Parlamento.
    Con queste premesse domani la Camera discuterà una mozione proposta da Sel per impegnare il governo a prendere l'iniziativa per cambiare l'Italicum. Il dibattito sulla mozione potrebbe essere rivelatore della confusione che sta crescendo. Con i partiti più piccoli che premono per lo spostamento del premio di maggioranza dalla lista alla coalizione, ciò che tornerebbe a renderli determinanti. La minoranza del Pd che propone un ritorno ai collegi uninominali, sapendo che su questo non si troverà una maggioranza. E il Movimento 5 Stelle, possibile maggior beneficiario di un eventuale ballottaggio, che non vede l'ora di assistere alla rissa dei partiti e delle correnti scaricare addosso agli altri la colpa di non essere stati in grado di cambiare l'Italicum, ma sotto sotto sperando rimanga in vigore.
    In questo contesto accusare Renzi di essere disponibile solo a parole alla correzione del sistema elettorale, augurandosi in realtà che si riveli impossibile, non è giustificato. Il fallimento della riforma della riforma si ripercuoterebbe tutto sul governo che a fatica aveva condotto in porto una legge imperfetta, ma pur sempre una legge.

    Medio Oriente. Continuiamo a chiederci: chi fornisce le Jeeps modernissime e le armi automatiche all'Isis ?

    Gli americani hanno bombardato ed ucciso alcune decine di soldati siriani che combattevano contro l'ISIS ed i guerriglieri anti governativi (addestrati questi ultimi dagli Usa). Il Pentagono ha subito dichiarato che è stato un errore.
    Errore ?
    In quell’area si sta giocando una partita a scacchi molto rischiosa.
    Mosca tenta da tempo –dalla fine dell’Urss- di riguadagnare spazio e peso geopolitico in particolare proprio in Medio Oriente dove – complice il disorientamento occidentale seguito ai disastri di Bush e all’immobilismo di Obama successivo alle Primavere Arabe -, sfruttando la crisi siriana sta conseguendo successi notevoli.
    L’Occidente è di contro ingabbiato. 
    Il principale alleato in Medio Oriente degli Stati Uniti – e di riflesso dell’intero Occidente – è l’Arabia Saudita, il paese che dà l’interpretazione fondamentalista e fanatica della religione musulmanacioè il sunnismo salafita nella versione wahabita. 

    L'interpretazione salafita è proprio essa la radice stessa dei movimenti terroristici islamici che insanguinano il mondo. L’Isis di chi è figlio quindi ?

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    Inaugurazione della Scuola dell'infanzia
    Piana degli Albanesi: Scuola dell'infanzia


    lunedì 19 settembre 2016

    Giuseppe Barrale. Nuovo papàs

    Nuovo presbitero
    originario di
    Piana degli Albanesi
    Ieri nella Cattedrale San Nicola di Mira a Lungro è stato ordinato presbitero Giuseppe Barrale, originario di Piana degli Albanesi. 
    La cerimonia è stata presieduta da S.E. Mons. Donato Oliverio, Vescovo dell'Eparchia cattolico-bizantina di Lungro.
    Al rito hanno partecipato quasi tutti i sacerdoti dell'Eparchia di Piana -più giovani- che col neo-presbitero hanno condiviso anni di studio e di amicizia nel Collegio Greco di Roma.
    Noi che non abbiamo la fortuna di conoscere Papàs Giuseppe, a cui auguriamo molti auguri nell'esercizio della sua missione sacerdotale nella vicina Eparchia calabrese ci interroghiamo (ma solamente nella nostra coscienza) sulla circostanza che le vocazioni della Eparchia di Piana trovano modo di entusiastico svolgimento altrove. 


    Economia. Nel mondo globalizzato ... la democrazia

    RIFLESSIONI INUTILI

    La globalizzazione che stiamo vivendo ci era stata presentata negli anni settanta/ottanta come il congiungimento e la convergenza di una serie di avvenimenti, di procedure economiche tutte condivisibili e benefiche: 
    -libertà di movimento di tutti i fattori di produzione (senza intralci vessatori)
    -abbattimento di tutti gli ostacoli interni ed esterni alla ipotizzata "fluidità" di capitali, lavoro etc.
    Questo insieme di procedure ad un certo punto del percorso cominciò ad essere giustificato "ideologicamente" come tappa storica, divenne un progetto a lunga scadenza finalizzato a liberalizzare il genere umano. 
    Divenne, nella pratica realtà, l'affermazione in assoluto ed il predominio incontrastato di uno solo dei fattori della produzione: il capitale, da cui discende l'attuale finanziarizzazione del pianeta.
    E' divenuto ovvio, ad un certo punto della Storia, che l'iniziale entusiasmo non conteneva in sè nulla di progressivo e di liberatorio per il genere umano. 
    L'ideale dell'inizio è oggi divenuto un progetto politico dei potenti del mondo che hanno asservito ai loro interessi le classi dirigenti del pianeta mediante la finanziarizzazione del pianeta a scapito dell'economia reale. Da qui la fine della politica, quella con la P maiuscola a cui cui eravamo abituati e che individuavamo  fra destra e sinistra.
    Il potere è di fatto -e quasi senza che nessuno si accorgesse- passato dalla politica (che in Occidente era più o meno democratico) alla finanza, alla libera circolazione degli investimenti dei capitali, sostenuta dai preesistenti marcati capitalistici.
    Il futuro del pianeta -così come ci troviamo imbrigliati oggi- non è in mano al sistema democratico ma in mano  ad un paese (insieme di paesi ?), usato però come strumento,  per affermare l'egemonia globale alla finanza.

    Hanno detto ... ...

    ENZO BIANCHI, priore di Bose
     Quando si ha una meta si può anche attraversare il deserto perché la speranza di giungervi da la forza necessaria

    PIETRO ICHINO, politico, giornalista, giurista
    Quando scompare una persona importante, è umanamente comprensibile che chi la ha conosciuta da vicino – come, per esempio, Eugenio Scalfari ha conosciuto Carlo Azeglio Ciampi – colga l’occasione per ricordare quanto le è stato amico, quanta parte della vita e quante idee ha avuto in comune, quanto profonda sia stata la stima reciproca, quanto intensa la frequentazione fino all’ultimo giorno o quasi. Per quel che mi riguarda, ho un motivo di forte gratitudine personale verso Carlo Azeglio Ciampi; ma, non potendo e non volendo competere con i sommi in quel genere letterario, qui preferisco non parlarne. Mi limito a ricordare di lui che, nella storia della Repubblica, è stato il primo Capo del Governo non membro del Parlamento: un tecnico prestato alla politica, se mai ve ne furono; però uno che la politica non la ha mai disprezzata, né guardata dall’alto in basso. Anzi, della politica ha colto l’essenza più profonda e ha saputo esaltarla. Sia nel ruolo di Capo di uno dei governi migliori che l’Italia abbia avuto (1993-94), poi di ministro del Bilancio dei due governi successivi, sia in quello di Capo dello Stato (1999-2006), sia infine in quello di senatore a vita, ha saputo interpretarla nel modo più alto, e al tempo stesso più incisivo ed efficace, imprimendo una fortissima accelerazione al processo di integrazione dell’Italia in Europa; lo ha fatto sempre volendo bene a tutti e facendosi voler bene da tutti, anche da chi non condivideva la sua linea d’azione. Carlo Azeglio Ciampi ci ha dato un raro esempio di quel che può essere la politica liberata dalla faziosità; anzi: la politica con la P maiuscola proprio perché antitesi della faziosità.

    JENS WEISMANN, presidente della Bundesbank
    In Europa abbiamo troppi debiti, non troppo pochi. E i bassi tassi di interesse continuano a fiaccare la disciplina di bilancio. Le montagne di debiti possono diventare un problema al più tardi nel momento in cui i tassi di interesse riprendono a crescere, perché a quel punto potrebbero essere non più sostenibili.  



    domenica 18 settembre 2016

    Perchè siamo cristiani

    N. 7
    Le “Verità” di fede che sortiscono dal Credo sono definite “divinamente rivelate”  e sono “definitive”.
    Esse si impongono –con piccole varianti- a tutti i cattolici, gli ortodossi ed i protestanti.
    Gli ortodossi armeni iniziano la recita con “Crediamo” al plurale, il resto della cristianità con “Credo in…”
    Tutte le chiese orientali dicono che lo Spirito Santo procede dal Padre; i cattolici romani ed i protestanti che lo Spirito Santo procede dal Padre e dal Figlio.
    ^^^^
    La Chiesa cattolica suscita la fede su una dottrina in sintonia con la ragione. Credo ut intelligam (Credo per capire) diceva Sant’Agostino e aggiungeva “Chiunque crede pensa. Se non è pensata, la fede non è niente”. 
    Parole che non dovrebbero essere invecchiate. Successivamente Tommaso d’Aquino prova ad armonizzare la fede e la ragione “la fede non teme la ragione, ma la ricerca e in essa confida”
    In ambito cattolico san Bonaventura (1221-1274) e Duns Scotto (1266-1308) provano a discostarsi da questa tesi nel presupposto che la teologia e la morale dipendono meno dalla ragione che dalla rivelazione e dall’intuito personale (l’esperienza). San Bonaventura accusa l’acquinate di “mettere l’acqua della ragione  nel vino puro della sapienza divina”. San Tommaso contestato da più parti, compresa l’Università di Parigi dove insegnava, verrà condannato dal Vescovo di quella città -1277- per essere riabilitato e canonizzato, da morto, nel 1323 ed essere proclamato dottore della Chiesa nel 1567. La corrente spiritualista della Chiesa Cattolica continuerà parallelamente a svilupparsi e sarà incarnata dal mistico tedesco Maestro Eckhart (1260-1327).
    Nel pensiero cattolico la fede presuppone quindi l’adesione a una parola umana proveniente da Dio. Essa passa attraverso un incontro col Dio nascosto, e la sua struttura è determinata dagli attributi di questo Dio che sono la libertà, la fedeltà, l’onnipotenza creatrice, l’amore e la misericordia.
    Avremo modo di scoprire che questa impostazione però crollerà davanti all’avanzare dell’Illuminismo. 
         
    Nelle Chiese Orientali è chiara –da sempre- viceversa l’impossibilità di poter conoscere per vie razionali,  attraverso percorsi filosofici, il divino.

    La teologia catafatica in uso in Occidente fa uso di parole umane per provare a descrivere Dio -come visto sopra- per mezzo delle sue proprietà, che in realtà sono proprietà dell’uomo.
    La teologia apofatica, in uso presso le chiese orientali fa uso meno esteso di quella catafatica, nega tutto ciò che non è Dio ed evidenzia l’inattingibilità e l’assoluta trascendenza  di Dio, inaccessibile e non esprimibile con le parole umane.
    I padri della Chiesa
    Dionigi Areopagita, sulle orme di altri padri della Chiesa (Gregorio di Nazianzo e Gregorio di Nissa) asserisce che Dio si conosce attraverso l’oscurità o la penombra della “non visione” (non conoscenza), cioè attraverso la rinuncia ad ogni conoscenza razionale. Negando tutto ciò che Dio non è si perviene alla completa inconoscibilità della Causa di ciò che esiste, essendo

    superiore a tutte le cose, non è priva di essenza, di vita, di ragione, d’intelligenza; non è neppure un corpo, e non possiede né una figura, né una forma, né una qualità, né una quantità, né un peso; non si trova in nessun  luogo, non è visibile, né può essere toccata materialmente; non ha sensazioni, né è oggetto di sensazioni (…). Non è né anima, né intelligenza, e non possiede né immaginazione, né opinione, né parla, né pensiero; essa stessa non è né parola, né pensiero; e non è oggetto né di discorso, né di pensiero. Non è né numero, né ordine, né grandezza, né piccolezza, né uguaglianza, né diseguaglianza, né somiglianza, né dissomiglianza; non sta ferma, né si muove, né rimane quieta, né è una forza; non è luce; non vive e non è vita; non è né essenza, né eternità, né tempo; non ammette neanche un contatto intellegibile;  non è né scienza, né verità, né regno, né sapienza (…) né qualcuna delle cose che possono essere conosciute da noi o da qualche altro essere  (…). Non esistono affatto, a proposito di essa, né affermazioni  né negazioni; quando facciamo delle affermazioni  o delle negazioni a proposito delle realtà  che vengono dopo di essa, noi non l’affermiamo, né la neghiamo. In effetti la causa perfetta e unitaria di tutte le cose è al di sopra di ogni affermazione; e l’eccellenza di colui che è assolutamente staccato da tutto e al di sopra di tutto è superiore a ogni negazione.
    Ed ancora
    Dio è riconosciuto in tutti gli esseri e al di fuori di tutti. E Dio  è conosciuto attraverso la conoscenza e l’ignoranza. Gli appartengono la conoscenza e l’ignoranza. Gli appartengono la cognizione, la ragione, la scienza, il tatto, la sensazione, l’opinione, l’immaginazione, il nome e tutto, ma non è concepito, né detto né chiamato. E non è nessuno degli esseri né è conosciuto in nessuno degli esseri. Ed è tutto in tutto e niente in nessuna cosa, ed è noto a tutti da tutte le cose e a nessuno da nessuna. Infatti anche questo diciamo rettamente di Dio, e da tutti gli esseri è celebrato in relazione a tutti gli esseri di cui è causa. La più divina conoscenza di Dio è pi quella che avviene attraverso l’ignoranza, per l’unione che supera l’intelligenza, quanto la mente, staccandosi da tutti gli esseri e poi abbandonando anche se stessa si unisce ai raggi splendidissimi, illuminata da essi e in essi per la profondità imperscrutabile della Sapienza. Eppure, come dicevo, bisogna riconoscere questa da tutte le cose: infatti, secondo la Scrittura, è lei che ha creato tutto e pone sempre tutto  in armonia ed è causa della sistemazione  e dell’ordine indissolubile di tutte le cose, e sempre accorda i termini delle prime con gli inizi delle seconde: nella bellezza è l’accordo  e l’armonia unitaria di tutto. 

    Carlo Azeglio Ciampi. Il Presidente della Repubblica che ripristinò l'orgoglio dell'italianità

    Resterà aperta anche fino alle 13 la camera ardente in Senato per Ciampi, che già ieri ha ricevuto il saluto delle istituzioni e di centinaia di cittadini. 
    Domani i funerali e il lutto nazionale. 
    Tutte le alte cariche dello Stato, dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella al premier Matteo Renzi, ma anche centinaia di persone comuni, hanno voluto rendere l'ultimo omaggio a Carlo Azeglio Ciampi, facendo visita alla camera ardente allestita nella Sala Nassiriya del Senato. 

    Il governo tecnico guidato da Ciampi, secondo Sergio Mattarella, si rivelò felicemente politico ed ha salvato il Paese dalla bancarotta.
    Mattarella ricorda in un'intervista al Corriere della Sera il suo predecessore appena scomparso: "Il giorno in cui Ciampi ripristinò la sfilata del 2 giugno ero accanto a lui, nella vecchia Flaminia, e mi colpì come non nascondesse la commozione nel vedere la conferma d'aver incontrato un condiviso sentimento popolare"

    Economia. Nel mondo globalizzato ... la democrazia

    RIFLESSIONI INUTILI

    Non passa giorno che i media governativi (che poi sono il 95%) non ci riferiscono di Renzi che annuncia la svolta, la crescita del sistema economico “Italia”.  Ovviamente si tratta di chiacchiere.
    Eppure ci fu un tempo in cui la stampa internazionale diede l’impressione che il nostro Paese sapeva farsi ammirare. Ai primi anni sessanta la stampa inglese riferendosi all’Italia coniò l’espressione “Miracolo economico”, probabilmente velandola di sottili venature fra l’ironico e lo scettico.
    “Miracolo Economico” fu ? No, ovviamente.  Cosa accadde allora effettivamente ?
    Dopo le gravi devastazioni della guerra il Paese grazie alle sue misteriose e feconde forze raggiunse, come accadde alla Germania e al Giappone (paesi pure essi sconfitti in guerra), livelli di crescita tali che lo riallinearono alla situazione pre-bellica. Accaduto ciò il Paese si bloccò, mentre Germania e Giappone procedono fra alterne situazioni ancora oggi sul loro cammino di crescita.
    Nulla fu fatto in quella fase di crescita degli anni sessanta per rimuovere le cause di oppressione sul Paese:
    -divario economico e sociale fra Nord - Sud
    -inefficienza e corruzione dei governi e della pubblica amministrazione
    -miglioramento dello stato di miseria sociale e culturale di vasti strati della popolazione, che allora si affidavano al partito anti-sistema guidato da Togliatti ed oggi ai demagoghi di turno.
    Le chiacchiere di Renzi sono la faccia bugiarda di queste problematiche non affrontabili dalle classi dirigenti con  esse da sempre compromesse.

    Molti si chiedono perché gli Usa fanno miracoli pur di sostenere il regime medievale saudita, negazione di tutte le libertà occidentali molto più di quanto non accada in Cina o altrove.
    Nella strategia dei governi americani, concepita sin dagli anni quaranta col presidente Roosevelt, l’Arabia Saudita è un elemento essenziale della politica petrolifera ispirata alla “teoria della conservazione” e più in generale del nuovo ordine petrolifero mondiale. 
    Tutta la seconda metà del Novecento ha visto gli Usa “solidificare” gli interessi petroliferi utilizzando congiuntamente la diplomazia ufficiale e quella parallela delle grandi compagnie al fine di concretamente proteggere  con adeguate condizioni di sicurezza, la presenza americana nel Golfo Persico.
    Gli strumenti ? ll cartello Aramco, Socal, Texaco, Standard Oil, Socony, Gulf  …
    Queste società di fatto, per tutto il periodo della guerra fredda, diventarono il baluardo imperiale dell’Occidente in Medio Oriente, e in forme nuove e sofisticate hanno controllato aree strategiche utili per il conseguente controllo del pianeta.
    In quanto baluardo funzionale agli interessi inconfessabili della politica estera, le “sette sorelle” sono state l’essenza della rapacità occidentale.  

    L’alba del terzo millennio fu salutata in Occidente sull’onda di grandi aspettative, di una pressochè unanime fiducia in un futuro migliore. Era in voga la tesi del politologo Francis Fukuyama sulla “fine della Storia”, secondo la quale, dopo il crollo dell’Unione Sovietica e la conversione della Cina comunista ad una sorta di “socialismo di mercato”, si sarebbe assistito alla diffusione, sia pure con alcune varianti, della democrazia e del capitalismo là dove l’uno e l’altro  non avevano ancora attecchito. E tutto questo sotto l’egida degli Stati Uniti, l’unica grande potenza rimasta in scena.
    Erano stati gli USA negli anni ottanta ad imboccare decisamente la strada del liberismo e a tenere a battesimo la rivoluzione informatica,  imponendo così facendo la svolta radicale sia in campo economico e tecnologico che sul versante politico ove produssero l'accelerazione dell’implosione dell’Unione Sovietica (ormai gigante dai piedi d’argilla) e segnarono la parabola del keynesismo socialdemocratico in Europa.   

    sabato 17 settembre 2016

    Piana degli Albanesi. A difesa dell'identità arbëresh

    Riceviamo e volentieri pubblichiamo la documentazione elaborata dal
    prof. Giuseppe Schirò '38

    Con le immagini ... ... è più facile

    14-09-2016 Festa dell'Esaltazione della Croce a Piana degli Albanesi


    La Croce ha un posto rilevante nella liturgia bizantina:  viene commemorata tutti i mercoledì e venerdì dell'anno col canto di un tropario, la terza domenica di Quaresima, il 7 maggio e il 1° agosto, sempre presentata come luogo di vittoria di Cristo sulla morte, della vita sulla morte, luogo di morte della morte.