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domenica 26 febbraio 2017

Dissero ... ...

«È più facile essere un eroe che un galantuomo.
Eroi si può essere una volta; galantuomini si deve essere sempre»,
Pirandello

Politica in smarrimento. Chi ieri predicava l'unitarismo oggi ... ...

Chi avrebbe mai immaginato quarant'anni fà
che D'Alema sarebbe finito in Dp ?

Hanno detto ... ...

GIOVANNI PEPI, condirettore del Giornale di Sicilia
Vanno emergendo tante stranezze. Grandi città hanno meno disabili rispetto a piccoli comuni. Negli ultimi anni, poi, abbiamo avuto un aumento progressivo di persone da assistere. Quasi fossimo stati colpiti da un flagello di misura biblica. Il sospetto di alcuni (o molti) imbrogli viene. Lo stesso Presidente della Regione, Rosario Crocetta, intervenendo ieri ad un convegno, parlava, senza mezzi termini, di dati falsi. Sono necessari accertamenti rapidi e rigorosi. Li abbiamo chiesti. Li chiediamo e li chiederemo. Fino a quando non avremo risposte. Dietro un falso disabile c’è un vero misfatto, Perché si ruba l’assistenza dovuta ai disabili veri. E si truffa su sofferenze e dolori. Ma dietro ogni falso c’è una catena di omissioni e compiacenze che deve essere colpita. Un percorso ricco di istanze, commissioni, visti, autorizzazioni, visite che prevede pressioni, favori, attenzioni, e anche molto di peggio, ad ogni passaggio. Si faccia sul serio. Sappiamo come vanno le cose, in Sicilia e altrove, al riguardo. Si prevedono controlli e si nominano i controllori per garantire ai nominati vantaggi di retribuzione e di carriera. Ma poi nessuno prevede o attua, per i controllori che non controllano, le sanzioni dovute. E così le politiche per tutelare i deboli favoriscono i forti. I tanti marpioni e furbi di ogni risma. Ma non può durare così.

MAURO DEL BUE, direttore di Avanti !
Gli scissionisti del Pd si sono dati l’ennesimo nome anonimo, scollegato da storie e da identità: é nato il Movimento dei democratici e dei progressisti, che ricorda vagamente le definizioni di stampo terzinternazionalista. Come quel giornale del Cominform che si chiamava “Per una pace stabile e una democrazia popolare”. Ma in realtà era strettamente collegato al mondo del comunismo reale. 
Mancano i nomi che rappresentano anime, fedi, memorie. I nomi che non si intendono rinnegare. Dunque è urgente riprendere parole come socialista, radicale, laico, liberale, ambientalista. Oggi é quanto mai necessario.
Nomima sunt consequientia rerum”, dicevano i latini, e per questo dobbiamo, se vogliamo camminare insieme, dare contenuti al nostro cammino. 

GIANFRANCO PASQUINO, intellettuale e politologo
“Renzi non ha nessuna cultura politica. Ha un punto di partenza che è grossomodo una piccola galassia democristiana nella zona da cui viene e che gli è servita per conquistare voti e poi per giungere fino alla Segreteria del Partito Democratico. 
La distinzione destra-sinistra continua ad esistere in maniera chiarissima. Naturalmente ognuno poi la può coniugare come vuole, però quello che è sicuro è che gli elettori delle democrazie europee sanno benissimo come collocarsi sul continuum destra-sinistra. Se si definiscono di sinistra si collocano nei pressi del polo di sinistra e se si definiscono di destra si collocano nei pressi del polo di destra. Una parte di loro si colloca presso il centro e una parte piccola, forse il 15 o al massimo il 20%, dice che ormai destra e sinistra non esistano più e quindi si colloca al di sopra.
I miei criteri sono sostanzialmente due, più un’aggiunta. Sono di sinistra coloro che pensano che le diseguaglianze non siano accettabili e che un governo e una società debbano operare per ridurle, soprattutto ponendo in essere una condizione di eguaglianza di opportunità per tutti i cittadini. Sono di sinistra coloro che pensano che il mercato sregolato produca non solo diseguaglianze, ma anche ingiustizie e questi ritengono sia necessario dare delle regole al mercato, garantendo una competizione equa (in inglese dicono fair), e che debba essere indirizzato a conseguire obiettivi collettivi e non soltanto arricchimenti personali. La coda è che oggi sono spesso di sinistra coloro che pensano che questi valori debbano essere concretizzati a livello europeo, mentre quelli di destra sono diventati “sovranisti” anche se secondo me dovremmo semplicemente definirli “nazionalisti egoisti”.
“Il Governo Renzi non ha fatto politiche di sinistra: ha creato una situazione nella quale sono state tolte alcune possibilità, più che diritti, ai lavoratori; sono state realizzate situazioni non buone nel settore della scuola; sono state date delle mance, si pensi ai famosi 80 euro o adesso i 500 euro per i giovani. Queste non sono politiche di sinistra perché in realtà costituiscono solo dei tentativi di acquisire una parte di elettorato senza operare alcun tipo di distinzione all’interno dello stesso, tra i meritevoli e i non, individuando coloro che ne abbiano realmente più bisogno. 
Semplicemente la sinistra, quella parte di partito che oggi sembra abbia deciso di uscirne, ritiene che con quelle politiche non si produca una società migliore, non si crei uno scenario che consenta all’Italia di procedere effettivamente verso il raggiungimento del PIL dei paesi virtuosi. Dove vadano non lo so, ma presumo che certe volte le scissioni diventino inevitabili soprattutto quando il segretario del partito disprezza le opinioni diverse dalle sue, non conceda nulla, non vada nella direzione che viene suggerita da una parte importante del partito, sostenendo di essere lui quello al quale spetta decidere tutto. In un partito nessuno decide tutto e nemmeno la maggioranza perché ci sono sempre dei limiti anche al suo potere decisionale, consistenti nel rispetto della minoranza e forse nella valorizzazione delle sue idee. Tutto il resto lo vedremo perché a questo punto è difficile prevedere quanto si radicherà la parte c.d. scissionista e così via. Lo vedremo”.

QUANDO MANCA LA FANTASIA:


-Partito Demcratico
-Democratici e Progressisti

Esiste il dubbio che vogliano
semplicemente pigliare in
giro gli elettori
(gli uni e gli altri)
L’alternativa di sinistra si può costruire nel momento in cui si abbia una cultura politica di sinistra e si recuperino dei valori storicamente appartenenti alle grandi socialdemocrazie; quando si abbia una visione del welfare che sia in grado di consentire a tutti di avere assistenza, previdenza, una formazione culturale adeguata e un lavoro dignitoso. Se non si va in questa direzione, si perde un grande pezzo di quella che è stata la sinistra in questo continente. Una prospettiva di sinistra la si costruisce attorno a una politica economica diversa, che comunque contenga aspetti keynesiani cioè di intervento dello Stato in molte attività che sono utili alla collettività e che magari sono sottovalutate dai privati. Naturalmente tutto questo sapendo che ci sono delle costrizioni anche a livello europeo. Dopodiché gli accordi programmatici si possono fare comunque, anche senza costituire un gruppo parlamentare specifico. Continuo a pensare che sia utile avere un Governo che funzioni e che si debba andare ad elezioni solo nel 2018, però queste sono contingenze. Credo che il punto più rilevante consista nella necessità di ricostruire una cultura politica adeguata, all’altezza delle sfide europee, internazionali e naturalmente anche italiane. Di questo vedo poco e quindi capisco perché Renzi vince, perché detenga il potere politico nonostante non possieda la cultura politica per vincere”.
ANTONIO MAGLIE, collaboratore della Fondazione Pietro Nenni
Il nome, ...: “Articolo 1 – Movimento democratici e progressisti”. A parte la difficoltà dell’eventuale acronimo, A1MDP che sembra quasi il codice di un nuovo motore o dell’ultimo modello di televisione ultra-hd, bisogna dire che solleva qualche dubbio e qualche perplessità questo affollato biglietto da visita. Soprattutto svela una sorta di fobia nei confronti di un aggettivo.
Tutto bene per l’articolo 1: quasi il titolo di un programma da riempire di contenuti, partendo da un quesito che a sinistra da tempo non ci si pone più, cioè come realizzare nel concreto quella “Repubblica democratica fondata sul lavoro”. Per ora, l’abbiamo fondata stabilmente sul non lavoro o sul lavoro sottopagato o sull’indifferenza nei confronti del lavoro o sull’idea che all’interno dei costi di produzione l’unico realmente flessibile (anzi, comprimibile) sia proprio quello legato al lavoro (pensiamo alla Apple: nel prezzo di vendita all’ingrosso di un iPhone la remunerazione per l’attività svolta dai lavoratori incide nella misura dell’otto per cento).
Per carità, nessuno di noi pensa da tempo che il salario sia una variabile indipendente. Ma il fatto è che nel tempo è stato rovesciato il concetto illustrato a metà degli anni Settanta da Riccardo Lombardi quando affermava che era necessario mettere al servizio del lavoro tutte le variabili economiche; oggi, al contrario è il lavoro che viene messo al servizio di tutte le variabili economiche e questo, va detto con estrema sincerità, non solo sotto il governo Renzi perché, poi, qualcuno (anche tra i fuoriusciti) ha consentito la nascita e la permanenza a palazzo Chigi dell’esecutivo presieduto da Mario Monti.

sabato 25 febbraio 2017

Contessa Entellina e la cultura. Due autori da leggere

Se nel portato della "cultura" dobbiamo interpretare e vedere il dispiegarsi di un insieme 

--di valori, 

--di simboli, 

--di concezioni, 

--di modelli di vita e di comportamento, 

--e di ciò che caratterizza il modo di vita di un gruppo sociale 

dovrebbe essere davvero interessante leggere -per noi contessioti- due recenti libri pubblicati, uno da un antropologo, che è vissuto fra noi, a Contessa Entellina, alcuni decenni fà e che conosce bene indole e sentimenti della nostra terra, Anton Blok, antropologo olandese di fama mondiale, e l'altro da uno dei maggiori scrittori italiani attuali, Carmine Abate,  nato in una famiglia di origine arbëreshë, il quale dopo essersi laureato in Lettere all'Università di Bari si è trasferito ad Amburgo, in Germania, presso il padre emigrato.

Due autori differenti fra loro per interessi e modalità di espressione, ma entrambi in condizione di dire a noi contessioti moltissimo sul nostro modo di essere. 

Blok in più pubblicazioni ha ragionato su origini e comportamenti sociali in uso in quest'angolo di Sicilia entro cui noi contessioti viviamo.
Abate è autore di numerosi romanzi e racconti di successo fra i più premiati negli ultimi decenni.
I temi affrontati nelle sue opere di narrativa sono il ricordo delle tradizioni culturali di origine delle piccole comunità arbëreshë e  l'incontro con le popolazioni che risiedono dove più forte è l'emigrazione del Meridione. 

I racconti di Abate, emigrato da giovane in Germania per motivi di lavoro, sono frutto dell'esperienza diretta dell'autore. In alcune sue opere, specialmente nella raccolta di racconti intitolata "Il Muro dei Muri", viene dato rilievo a quello che è il vero nemico della società, il razzismo, la barriera più grande che esiste al mondo e che cerca di dividere gli uomini, motivo d'incomprensione e d'incomunicabilità tra questi ultimi. 

Quali i libri di questi due autori che, lo ripetiamo, diversi fra loro sono in condizione di trasmettere a noi contessioti tanto sul nostro essere ?

Si tratta di due libri usciti nelle librerie in questo 2017. Quello di Blok attualmente non si trova in versione italiana.

Verosimilmente a Contessa conosciamo più Blok che Abate ma è tuttavia utile una più precisa loro presentazione.

Chi è Carmine Abate

Carmine Abate nasce nel 1954 a Carlizzi, un paese della Calabria. Emigrato da giovane ad Amburgo, oggi vive in Trentino. Come narratore, ha esordito in Germania con Den Koffer und weg! (1984). Ha pubblicato due libri di racconti, Il muro dei muri (1993) e Vivere per addizione e altri viaggi (2010). 
Abile poeta e saggista, Abate è anche autore di diversi romanzi. Si tratta de Il ballo tondo (1981), La moto di Scanderberg (1999), Tra due mari (2002). 
Il suo romanzo La Festa del ritorno (2004) ha ricevuto il premio selezione Campiello, ed è stato ristampato nel 2014. Nel 2012 pubblica La collina del vento, aggiudicandosi un altro premio Campiello. I suoi libri, vincitori di numerosi premi, sono tradotti in Francia, USA, Germania, Olanda, Grecia, Portogallo, Albania, Kosovo, Giappone e in corso di pubblicazione in Arabo. 
Chi è Anton Blok
Oggi egli è professore emerito di antropologia culturale all'Università di Amsterdam. 
Ha insegnato all'Università Radboud di Nijmegen ed è stato visiting professor presso le Università del Michigan, l'Università della California, Berkeley, e Yale. I suoi libri più noti sono La mafia di un paese siciliano (1974), e una raccolta di saggi critici sull'onore e violenza (2001).
A lui il Comune di Contessa Entellina ha conferito la cittadinanza onoraria. 
Nel recente libro "Radical Innovators - The Blessings of Adversity in Science and the Arts, 1500-2000" Blok  getta nuova luce sulla vita e sulle geniali innovazioni dei pionieri che hanno rivoluzionato la scienza e l'arte e la cultura tutta nel corso degli ultimi cinque secoli, e mette in rilievo come le avversità in cui si imbatterono piuttosto che impedire la manifestazione del loro talento sono state fondamentali per il successo nel raggiungimento dello scopo che si erano proposti.

Finanze Pubbliche. In Italia ... il parassitismo



Rapporto alla Corte dei Conti: il fratello del ministro degli Esteri da dirigente non ha mai firmato un atto

LA REPUBBLICA

Il più pagato è quello che lavora di meno. Il più giovane ed il meno qualificato. L’ascesa da supermanager in Poste di Alessandro Alfano - laurea triennale in economia conseguita a 34 anni – è tutta una contraddizione. Ne sono certi anche i finanzieri del gruppo valutario che nei giorni scorsi hanno depositato alla Corte dei Conti (il pm è Massimo Perin) l’informativa finale sul caso dell’assunzione di “Alfano jr”, 41 anni, fratello dell’attuale ministro degli Esteri Angelino Alfano. Alfano jr è il più pagato tra i dirigenti del suo stesso livello. In media percepisce il doppio dei suoi colleghi. Quando è stato assunto in Postecom, nel 2013, ha firmato un contratto da 160 mila euro lordi. All’epoca i due suoi omologhi, più anziani, con più esperienza e curriculum – una sua collega ha una laurea in architettura al Politecnico di Milano col massimo dei voti - percepivano 90 e 80 mila euro lordi l’anno. 

Il fatto però è che l’ascesa irresistibile di Alessandro non si è certo fermata in Postecom. E nonostante risulti che non si sia certo distinto per la mole di lavoro - zero documenti firmati da parte del supermanager - Alessandro nel giro di 4 anni, passando da Poste Tributi è approdato nel 2016 direttamente in Poste. Ad ogni passaggio lo stipendio è lievitato fino a toccare quota 200mila euro lordi. Anche in questo caso i suoi sette colleghi, tutti più anziani con qualifiche da ingegneri, dottori in legge e con più anni di esperienza guadagno meno del fratello del ministro. Qui la forbice va da un minimo di 81 mila euro lordi per il più giovane, classe ‘71 laurea in ingegneria civile conseguita a 28 anni,  a un massimo di 120 mila euro lordi l’anno per un altro dirigente sempre ingegnere di 55 anni.

Insomma niente a che fare con i 41 anni di Alessandro,  la sua laurea triennale conseguita a 34 e il mega stipendio lordo da 200 mila. Ma le anomalie non finiscono qui. Nell’informativa finale si legge che Pierangelo Scappini, responsabile risorse umane di Poste, incalzato dai finanzieri sul perché Alfano jr non firmasse documenti che ne attestassero un’effettiva attività lavorativa manageriale, ha risposto che “l’attività di un dirigente non si traduce in documenti firmati ma in decisioni o contributi”. In sostanza disposizioni vocali. Ed è sulle presunte indicazioni che Alfano jr doveva dare ai suoi sottoposti che si pone un altro interrogativo. E sì, perché Alessandro quando era maxi dirigente in Postecom aveva sotto di lui un unico dipendente. Impiegati che poi sono aumentati nel tempo, fino ad arrivare ai 39 che adesso il fratello del ministro dirige in Poste.         

Sicilia. Troppi disabili: A Giarre +3.500% in 2 anni, Licata supera Palermo e Catania

Boom disabili


A Licata, nella provincia di Agrigento, che conta 61mila abitanti ci sono 144 disabili gravissimi, quasi il 30% in più di quelli registrati a Palermo, dove i casi sono 102 nonostante una popolazione di 770 mila abitanti, e a Catania (376mila abitanti) con 133 persone in gravi condizioni. 
E se a Gela (Cl) non ci sarebbe neppure un disabile su 120 mila abitanti, a Partinico (Pa), che di residenti ne ha 75mila, i casi gravissimi sono 151. 
Non solo. 
A Giarre (Ct) in due anni i casi sono aumentati del 3.500 per cento, a Partinico del 978,6 per cento, a Bivona (Ag) del 640 per cento, a Mazara del Vallo (Tp) del 512,5 per cento, a Messina del 400 per cento.
    Su questi numeri, di cui l'ANSA è venuta in possesso attraverso il dipartimento Famiglia della Regione siciliana, il governo di Rosario Crocetta ha deciso di aprire una istruttoria per fare luce su quelle che considera presunte anomalie alla luce di dati disomogenei.
(ansa)

Contessa Entellina. Il Centro Culturale Parrocchiale prova ad aprire varchi culturali ... ... di Calogero Raviotta

Centro Culturale Parrocchiale
“Non chiacchiere in circolo”ma iniziative concrete

Dal 2002 opera a Contessa Entellina il Centro Culturale Parrocchiale (CCP), struttura finalizzata a favorire la crescita religiosa, sociale e culturale dell’intera comunità locale: luogo di incontroaperto a tutti, (giovani e adulti, uomini e donne, casalinghe e pensionati, studenti e lavoratori, ecc.), dove si può socializzare e trascorrere il tempo libero.
Locali del Circolo Culturale Parrocchiale,
in piazza, a Contessa Entellina
Tenendo presente sia l’esperienza maturata in 15 anni di attività sociale (circolo tradizionale) e culturale (convegni, dibattiti, corsi, seminari, mostre, pubblicazioni, ecc.), sia l’orientamento emerso recentemente, nel corso di tre incontri aperti al pubblico (2, 10 e 14 gennaio 2017), il CCP ha avviato una riflessione, anche col contributo di idee di nuovi aderenti e nuovi collaboratori, per aggiornare nel 2017 la sua organizzazione e la sua attività per meglio attuare i suoi scopi istituzionali.
Dal 28 gennaio è stato avviato, nella sede del Centro (piazza Umberto I) un corso di lingua inglese, organizzato e svolto gratuitamente dalla prof. Anna Fucarino ogni sabato alle ore 17,30, iniziativa accolta con molto interesse da numerosi “studenti”, giovani, adulti e anziani.
Sono in corso di definizione altre iniziative culturali proposte dai partecipanti alle predette riunioni informative (convocate da papas Nicola Cuccia, Presidente del Centro), con particolare riferimento a:
-  visite guidate per conoscere il territorio di Contessa (flora, fauna, sentieri, feudi, edifici rurali, abbeveratoi, ecc.)
-   visite guidate nel centro storico per conoscere il patrimonio culturale locale
-   corso base per usare il computer
-   costituzione di un coro per appassionati di canti della tradizione popolare arbreshe, siciliana e italiana
-   corso per conoscere e praticare tradizionali attività tipiche artigianali e casalinghe (cucina, ricamo, dolci, maglia, uncinetto, ecc.), oggi molto ignorate o per conoscere (attrezzi, fotografie, testi, ecc.) antichi mestieri oggi scomparsi
-   corso per imparare a leggere ed a scrivere l’arbëresh (lingua materna trascurata)
-  destinazione di una bacheca della sede del Centro per esporre temporaneamente fotografie, documenti, composizioni poetiche, ecc. di interesse locale.

Saranno prese in considerazione altre proposte, la cui fattibilità è naturalmente legata all’impegno, alla disponibilità ed alla competenza del proponente.
Per lo svolgimento della sua attività il Centro si avvale delle prestazioni gratuite dei suoi aderenti e collaboratori.
Il CCP nel 2017 curerà,in collaborazione con l’Associazione “Nicolò Chetta”, la celebrazione di due anniversari di interesse locale:
- evento storico per i contessioti: 500 anni (1517 – 2017) del primo atto di assegnazione in affitto per nove anni dei feudi Serradamo e Contesse agli Albanesi di Contessa (la concessione in enfiteusi sarà data nel 1520 e soltanto nel 1521 la comunità di Contessa verrà notevolmente incrementata da un notevole numero di famiglie provenienti dall’isola greca di Andros).
- evento di interesse della comunità sia civile che religiosa: 50° anniversario della morte di tre sacerdoti contessioti (1967 – 2017): padre Lorenzo Tardo (jeromonaco della Badia Greca di Grottaferrata, studioso di musica bizantina), papas Jani Di Maggio (parroco e docente a Contessa), papas Matteo Sciambra (parroco a Palermo e docente universitario).          (Centro Culturale Parrocchiale I)

venerdì 24 febbraio 2017

Con le immagini ... ... è più facile

Il 24 Febbraio 1990 moriva Sandro Pertini


Sandro Pertini, settimo Presidente della Repubblica, scelse di non andare a vivere nel Palazzo del Quirinale e continuò ad abitare nel suo appartamento romano di 35 m² con vista su Fontana di Trevi. Era solito dare attenzioni a tutti e, in particolare modo, ai giovani. Proprio a loro si rivolse in occasione dei discorsi di fine anno.

La notte del 24 febbraio 1990, a 93 anni, morì a Roma a causa di complicazioni derivanti da una caduta avvenuta pochi giorni prima. 

Sandro Pertini è stato il simbolo della lotta per la conquista della libertà e come ha scritto Indro Montanelli: “Non è necessario essere socialisti per amare Pertini, Qualunque cosa egli dica o faccia, odora di pulizia, di lealtà e di sincerità“.

Chiesa. Splendori, autorità, codici e ... un corpo sociale che porta il nome di oriente cristiano


Sabato scorso 18 febbraio, nella Cattedrale di Palermo, il cardinale Edwin O’Brien, Gran Maestro dell'Ordine del Santo Sepolcro di Gerusalemme ha presieduto l'investitura di nuovi cavalieri e dame della Luogotenenza Italia-Sicilia.


L'investitura ha interessato Corrado Lorefice, arcivescovo di Palermo, Rosario Gisana, vescovo di Piazza Armerina e Giorgio Demetrio Gallaro, Vescovo di Piana.

Nei giorni 22-23-24 presso il Pontificio Istituto Orientale -a Roma- si è svolto il Simposio "Il CCEO strumento per il futuro delle Chiese Orientali cattoliche"

Con le immagini ... ... è più facile

 I VIGNETTISTI ORMAI PRENDONO DI MIRA
LA CONSEGUENZIALITA' DI MICHELE EMILIANO





Economia. Lo spead sale a 200 punti base

Questa mattina lo spread ha raggiunto e superato i 200 punti.
L'inflazione a gennaio con il suo +1% sullo stesso mese di un anno fa ha fatto un balzo, che però non convince molto gli osservatori. Essa è infatti al di sotto dei dati dei maggiori Paesi europei, con la Germania in vista del 2%.
Dal momento che il passo degli altri Paesi è più rapido, in Italia ci si chiede come si ripercuoterà nei prossimi giorni il divario sui comportamenti della Bce che -ne abbiamo scritto ieri- continua a mantenere il suo ombrello protettivo ("il bazuka di Draghi) e promette di andare avanti ma rischia di essere sempre più condizionato dai Paesi forti dell’Unione che incalzano per avere tassi remunerativi, soprattutto tenendo conto delle elezioni in arrivo in Olanda, Germania e Francia.

giovedì 23 febbraio 2017

Economia. Nel mondo globalizzato ... la democrazia

Noi tutti ascoltiamo telegiornali e diamo una occhiata ai giornali. 
Una delle notizie ricorrenti è -da settimane- la richiesta all'Itala della Commissione Europea di aggiustare i conti dello stato. 
I conti in effetti -col piglio renziano di chi ritiene di essere furbo- sono stati messi n condizione di squilibrio con l'ultima legge di stabilità. Il nostro governo, che pure conosce le regole della convivenza comunitaria all'interno della moneta unica, ha ritenuto che l'Italia abbia ancora qualche margine prima di "fallire" e accodarsi quindi alla Grecia ed ha -come se nulla fosse- continuato ad indebitarsi (45 miliardi in più rispetto al 2015) e ad accrescere il deficit 2017 in misura maggiore rispetto ai margini sanciti.
L'Europa, che al contrario di ciò che dicono i populisti conosce gli effetti dell'indebitamento senza limiti, ha chiesto -conseguentemente- le correzioni.  

L'indebitamento  
Da alcun mesi   Mario Draghi, a capo della BCE (la Banca Centrale Eurpea) fa largo uso del famoso "bazooka", "il quantitative easing" con il quale acquista titoli di stato dei paesi europei per centinaia e centinaia di miliardi, riducendo stante l'immensità dell'iniziativa a zero, o quasi, gli interessi dovuti dai debitori, ossia dagli stati.
L'Italia ha beneficiato di questa iniziativa ed ha risparmiato -nel 2016- più di 17 miliardi di interessi.
Tutti i paesi europei sanno che nel corso di quest'anno 2017 "il quantitative easing" verrà meno e chi ha debiti dovrà pagare interessi pesanti; cosicchè in tutti i paesi d'Europa è in corso il processo di riduzione del debito pubblico, tranne in Italia i cui governanti trovano sempre buone ragioni per sperperare denaro attraverso i canali delle opere pubbliche inutili, i progetti di formazione per le fameliche famiglie dei politicanti, le corruzioni varie  etc. etc. 
Le correzioni a conti dello stato richieste dalla Commissione servono per evitare che il debito pubblico del nostro paese diventi insostenibile e si allinei -che non avvenga- a quello greco e produca lo stato di miseria venutosi a creare in quel paese.

La Banca Centrale
Se Mario Draghi ha -fortunatamente- aiutato l'Italia stampando euro per finanziare il debito, ciò non può durare a lungo.
Non serve a nulla che Renzi vada in America per chiedere investimenti nel nostro paese perchè
1) quando un sistema economico va male e si regge sui debiti, inevitabilmente, su di esso cala il disconoscimento della finanza internazionale e "a mò di gregge"  tutti disinvestono e vanno via a cercare impieghi tranquilli.
2) la fuga di capitali da un paese indebitato e in difficoltà (come accaduto in Grecia) tocca per prima i fondi impiegati a breve i quali creano immediati shock che a catena alimentano panico e diffidenza.
3) Il FMI che  in teoria dovrebbe soccorrere i paesi in difficoltà, in genere -il caso greco lo dimostra-, ha ampiamente dimostrato di essere capace di peggiorarne la situazione.

La BCE che pure sta aiutando in questa fase le economie europee col "bazuka", nulla potrebbe fare dal momento che un paese dovesse rivelarsi insolvente (lo dimostra ancora una volta il caso greco), perchè al contrario di quanto ha invece mostrato di poter fare la Banca centrale statunitense dopo la crisi 2008, non dispone della credibilità di una moneta forte quale finora è invece stato il dollaro sul piano planetario.
Nei casi di crisi finanziaria di un paese le possibilità di una banca centrale dipendono inoltre dalle situazioni in cui si trovano le banche del sistema. E sappiamo tutti come la loro gestione nel nostro paese sia stata affidata negli anni passati ai partiti politici e oggi versi in condizione di fatica.

Ecco perchè le richieste all'Italia di aggiustare i conti non è un capriccio dell'Europa. 

I segnali che arrivano dal mondo. Cosa ci attende se l'Occidente mostra di stancarsi delle libertà e della democrazia ?

A sfogliare i giornali si ha la sensazione che il mondo si stia da qualche tempo muovendo in retromarcia sui valori di libertà e di democrazia. 

Il recente rapporto annuale di Amnesty International «fotografa un pianeta dove disuguaglianze economiche senza precedenti corrispondono ad altrettante disuguaglianze nel godimento dei diritti umani e a livelli tali che non si vedevano dagli anni ’30». 
Il 2016 ha visto il vivere civile fare drasticamente marcia indietro: in Europa, negli Stati Uniti e in molti paesi dove finora era prevalso l'approccio democratico a qualsiasi problematica stanno comparendo accenti di strisciante violazione dei diritti umani. 

Dagli Usa di Donald Trump alla probabile Francia di Marine Le Pen, passando per l'attuale Polonia  e Ungheria si sta assistendo alla nostalgia per i muri, le frontiere, i nazionalismi ed i tribalismi bellicosi. 
Secondo Amnesty International «Nel 2016 i governi hanno 
-chiuso gli occhi di fronte a crimini di guerra, 
-favorito accordi che pregiudicano il diritto a chiedere asilo, 
-approvato leggi che violano la libertà di espressione, 
-incitato a uccidere persone per il solo fatto di essere accusate di usare droga, 
-giustificato la tortura e la sorveglianza di massa ed esteso i già massicci poteri di polizia». 

I Paesi che hanno sperimentato crimini di guerra sono 23 e 22 hanno visto le forze dell’ordine uccidere manifestanti.
Nell'America di Trump, in Australia e in Europa nel suo insieme  è stato violato il diritto internazionale con il rimandare illegalmente rifugiati in paesi dove i loro diritti umani erano in pericolo. La paura del terrorismo ha “liberalizzato” la sicurezza in Francia e in Gran Bretagna. 
In «Cina, Egitto, Etiopia, India, Iran, Thailandia e Turchia hanno attuato massicce repressioni». Ankara ha imposto restrizioni nei confronti della libertà di parola con «118 giornalisti arrestati in attesa di giudizio e 184 organi di informazione chiusi». 

Il desiderio di leader forti e autoritari sta infervorando un pò ovunque i movimenti populisti. «Il linguaggio velenoso usato dai politici di molti paesi rischia di riportarci a un’età buia, facendoci dimenticare che la tutela dei diritti umani è nata dopo le atrocità di massa della seconda guerra mondiale per affermare il principio del “never again”» 
In Gran Bretagna immediatamente dopo il voto sulla Brexit si è assistito ad un aumento fino al 57% degli hate crime, i crimini legati all’odio razziale, etnico o di genere. 

Molti sono gli allarmi che evocano un clima paragonabile a quello dell’affermazione degli anni venti e trenta del Novecento di Stalin, Hitler e Mussolini.

Oggi -sotto certi aspetti- per consentire la tenuta delle democrazie occidentali forse potrebbe servire la collaborazione destra/sinistra (proprio quando in Italia la sinistra segue la via della sua insignificanza).  
I paesi autoritari come Cina, Russia e Turchia ed i movimenti populisti stanno raccogliendo, in Europa e in America, il malcontento trasversale contro le élite e contro il sistema. Il risultato però è che negli ultimi anni le libertà individuali vanno crollando in direzione del desiderio dell’”uomo forte”. 

Eravamo convinti che i diritti conquistati fossero per sempre. Amnesty ritiene e propone che questo sia il momento di agire tutti insieme invece che quello di continuare a porre domande alla Storia sui perchè.
Certo, fa un certo effetto, che il  Washington Post  aggiunga sotto la testata il motto «Democracy Dies in Darkness», cioè «La democrazia muore nell'oscurità» e lo abbia fatto in questi giorni.

Hanno detto ... ...

 ANTONIO MAGLIE, collaboratore della Fondazione Pietro Nenni
Matteo Renzi è veramente un personaggio straordinario: come si dice, se la canta e se la suona da solo ma poi con atteggiamento convinto ti assicura che in realtà le note arrivavano direttamente dalla Filarmonica di Berlino. Già il fatto di aver trasformato la direzione di un partito che ha avviato la “pratica” congressuale in un momento assolutamente irrilevante nella sua esistenza di capo uscente e, possibilmente, rientrante, fornisce la misura della sua sensibilità democratica. In fondo, essendo in questo momento “senza lavoro”, avrebbe potuto tranquillamente ritardare di qualche giorno la partenza per gli States. Ma lui è uno che vola alto, uno statista, uno che abbraccia Obama e che chiama la Merkel “Angela”. Lui è uno che parla al mondo (più o meno come il Papa) e non può confondersi con quel “volgo” politico (e di politicanti) che si attarda con le piccole cose di un paese che non è che sia stato guarito dai suoi 1015 giorni a palazzo Chigi, come dimostra il pressante invito di Bruxelles (un’ultima chiamata) rivolto al ministro Piercarlo Padoan a quadrare i conti, “incrinati” proprio dal suo governo.
In fondo è sempre stata la sua strategia: dentro le istituzioni ma diverso, a parole, dal mondo circostante, un mondo che, malgrado le sue opinioni, lo ha prodotto, si potrebbe dire “allevato” (la quintessenza del post: post-democristiano, post-progressista, forse anche un po’ post-democratico). In ogni caso, pur essendo proiettato verso il mondo o, meglio ancora, l’universo, avverte sempre la nostalgia di casa. O meglio avverte che in Italia avvertono la sua mancanza, l’assenza in particolare di una predicazione illuminante che conduca tutti verso un futuro fatto di riforme (una al mese), di successi elettorali al quaranta per cento, di ricostruzioni (delle zone terremotate) a tempo di record. Ecco, allora, che dall’altra parte dell’Oceano, dopo aver forgiato il partito (quel che resta: poco) a sua immagine e somiglianza, ostenta distacco sdegnoso da quello che è il suo habitat e che senza il quale lui stesso non esisterebbe: “Mentre la politica italiana post-referendaria litiga su tutto o quasi, il mondo fuori continua a correre. Ho deciso di staccare qualche ora – mentre il Pd scrive le regole per il congresso – e di dedicarmi ad alcuni incontri di qualità in California. Il futuro, prima o poi, torna. E allora facciamoci trovare pronti: anziché litigare sul niente, proviamo a imparare da chi sta costruendo il domani prima degli altri”.
ETTORE MARIA COLOMBO, giornalista de Il Quotidiano Nazionale
IL CONGRESSO del Pd sta per aprirsi e chiudersi in un arco di tempo assai ristretto. Fonti renziane altolocate fissano al 9 aprile, la prima domenica del mese, la celebrazione delle primarie aperte: «Non un giorno oltre, così la finestra elettorale di giugno resta aperta», sibilano. Renzi avrà un contendente certo, il governatore pugliese Michele Emiliano, forte al Sud, debole al Nord, e uno incerto, il ministro alla Giustizia Andrea Orlando, forte nel Nord Ovest e – se lo appoggeranno Zingaretti e Marini – al Centro del Paese.
Orlando ha un’agenda fitta: al mattino presenta il suo nuovo blog Lo Stato presente («Non una rivista – spiega – perché non ho soldi per creare think-thank né Fondazioni», stoccata a D’Alema…). La sala è stracolma di parlamentari, anime perse della sinistra dem (ex Giovani Turchi, bersaniani, cuperliani, persino i veltroniani). Poi va in Direzione, non parla, ma presto scioglierà la ‘riserva’. Ieri sera, poi, ha riunito la sua area con Cuperlo e Martina. Insomma, dicono i suoi e i renziani, Orlando si candiderà a segretario e dalla televisione si capisce che il ‘grande passo’ è assai vicino, cosa di giorni. 

Con le immagini ... ... è più facile


Sette pianeti simili alla Terra, tre dei quali in fascia abitabile, ossia con temperature comprese fra 0 e 100 gradi, sono stati scoperti dalla Nasa, nella costellazione dell'Acquario, all'interno della nostra Galassia.
Si tratterrebbe del più grande sistema planetario finora individuato con simili caratteristiche. La stella (il loro Sole) attorno alla quale orbitano i sette corpi celesti è Trappist-1, distante dalla Terra 39 anni luce. 

mercoledì 22 febbraio 2017

Cristianesimo. Storie, ricorrenze, fatti, personaggi ed Ecumenismo di oggi n. ''010

L'Approccio bizantino
alla Resurrezione di Pasqua (I)

031) 
Una delle premure che Papàs Kola evidenzia da quando è tornato a guidare la Comunità parrocchiale contessiota è di dare significato al tempo liturgico, al periodo di tempo che si vive.
Il periodo corrente è -nel rito bizantino- quello delle quattro domeniche che precedono la Quaresima (pre-quaresima) ed è caratterizzato dall'intento di far cogliere quello che sarà lo Spirito quaresimale.
I temi evangelici che vengono sviluppati per ciascuna domenica  sono:
-il fariseo ed il pubblicano (5 febbraio, domenica del pubblicano)
-il figliol prodigo (12 febbraio, domenica del Figlio Prodigo)
-la seconda venuta ed  il giudizio (19 febbraio, domenica di Carnevale)
- il perdono (26 febbraio, domenica dei Latticini)

032) 
I temi spirituali della quaresima bizantina contengono un orientamento differente da quella romana e pure i tempi sono lievemente differenti. Comincia già lunedì prossimo e finisce venerdì prima della Domenica delle Palme. 

033)
Anche se i riti romano e bizantino del periodo quaresimale puntano dritto alla meraviglia della resurrezione di Pasqua, dal punto di vista cultuale, culturale e teologico molto diversi sono gli approcci.
L'Occidente medita moltissimo ai piedi della Croce, con accenti che vanno dal commosso, al sentimentale fino al restio. Per le Chiese orientali ciò che splende alla fine, oltre la Croce, è la vitalità e la realtà della Resurrezione.   
Mentre in Occidente  nella pubblicistica e nella teologia spunta in molteplici forme, nella vita culturale e nella vita vissuta, l'assenza di Dio, le Chiese orientali -tutte- al grido "Dio è morto" oppongono come dei testimoni oculari "Kristos Anesti" (Cristo è risorto).

034)
Perchè queste sensibilità (o approcci) differenti ?
L'Oriente è sempre riuscito ad intrecciare teologia e filosofia. In Occidente dall'Umanesimo e poi dall'Illuminismo in poi tutto è stato messo in discussione.  
In Oriente vale oggi come ieri -di contro- l'espressione di San Gregorio di Palamas "Ogni parola può essere contestata da un'altra, ma quale è la parola che può contestare la vita ?".
I teologi occidentali  discutono su Dio,  ovviamente non riuscendo ad approdare a nulla: "Dio mai nessuno lo ha visto" dice il quarto Vangelo.
Le Chiese orientali (non solo quella di tradizione bizantina) leggono invece la presenza di Dio nell'uomo, theosis (divinizzazione) in forza dell'avvenuta incarnazione.
L'Incarnazione: ecco il  tema su cui frequentemente torna Papàs Kola.

Hanno detto ... ...

La crisi del pd
ed il suo allntanarsi dai problemi 
sociali del paese

ANTONIO POLITO, editorialista del Corriere della Sera
Renzi va in California. Emiliano va a Canossa

MATTEO RENZI, segretario del pd
Come leggere ?

 
Emiliano è ritratto come un novello Ursus
a cui viene assegnato il ruolo di eroe positivo. 

Sotto il palco imperiale, campeggia una R,
fulgido esempio del didascalismo per
 segnalare la postazione di Renzi-Nerone. 

Resta il dubbio sull’identità e sul senso
della donna legata al toro:
è la Licia di Quo Vadis ?
rappresenta il mito di Dirce?
oppure simboleggia l’Italia sulle fattezze
della Boschi?

 



 "Mentre la politica italiana post-referendaria litiga su tutto o quasi, il mondo fuori continua a correre. Ho deciso di staccare qualche ora - mentre il Pd scrive le regole per il congresso - e di dedicarmi ad alcuni incontri di qualità in California. Il futuro, prima o poi, torna. E allora facciamoci trovare pronti: anziché litigare sul niente, proviamo a imparare da chi sta costruendo il domani prima degli altri".

PIER LUIGI BERSANI, già dirigente del pd
“Non mi sento di iscrivermi al Pd e non mi sento di partecipare a questo congresso“. 
“Non vado certo via dal centrosinistra, mi interessa recuperare un pezzo di popolo e certamente ci rincontreremo” 
“Quest’anno verrà incoronato Renzi, che tirerà dritto senza discussioni, come abbiamo fatto dopo la sconfitta alle regionali, dopo la sconfitta alle amministrative e dopo il referendum. Poi – ha concluso – non lamentiamoci se arriva la destra“.

VALERIA CAMMAROTA, giornalista
Potrebbe strappare un sorriso a fior di labbra, se fosse la scena di un film, ma è tutto vero. Capita, infatti, che un lavoratore abbia maturato il diritto ad andare in pensione il primo gennaio scorso e che, presentata domanda nei tempi previsti dalla legge, se la sia vista respingere dall'Inps di Carpi perché «non risultano versati i contributi»
Cos'è successo? In sintesi, il malcapitato ha lavorato regolarmente tutta una vita poi, negli ultimi quattro anni è stato costretto ad accettare un'occupazione retribuita con voucher in una tintoria industriale per poter raggiungere i contributi necessari, ed è incappato in una doccia ghiacciata: l'Istituto previdenziale non è abilitato ad accreditare questo particolare tipo di contribuzione. Fantascienza? Magari. Il lavoratore sta ora aspettando che l'Inps disbrighi la matassa.
«Nato per regolamentare le prestazioni lavorative saltuarie - spiegano Tamara Calzolari e Maura Romagnoli, rispettivamente di Cgil e patronato Inca - il voucher non dà diritto alle prestazioni a sostegno del reddito dell’Inps quali disoccupazione, maternità, malattia, assegni familiari, ma è riconosciuto ai fini del diritto alla pensione. Quindi? Perché il nostro assistito non vede la sua pensione liquidata? Perché sul suo estratto contributivo non ci sono i contributi versati relativi al lavoro accessorio? Questo caso certo non è l'unico ma, anche se lo fosse, riteniamo sia inconcepibile. I dati dell'Inps confermano la diffusione sempre maggiore dell'uso dei buoni lavoro a discapito delle “normali” assunzioni con contratti regolari.